South Working all’evento Inapp per disegnare il futuro dello smart working.

Pubblicato
il 27 Settembre 2022

A seguito dell’emergenza sanitaria il lavoro da remoto si è ampiamente diffuso, creando le condizioni per un esperimento naturale su larga scala da cui possono trarsi primi interessanti scenari.

L’Inapp ha condotto le proprie analisi sul fenomeno, ricostruendolo anche attraverso le evidenze emerse da indagini storiche condotte dall’Istituto, e dedica al tema il convegno “Utilizzo e prospettive dello smart working. Lezioni apprese e questioni aperte dopo la fase pandemica emergenziale”, che si svolge il 29 settembre a Benevento presso la Sala Conferenze della Provincia.

Obiettivo dell’iniziativa è sollecitare un confronto con la comunità scientifica e le istituzioni, al fine di orientare i policy makers verso specifiche misure e forme di regolazione per un migliore e più efficace utilizzo dell’Istituto oltre la pandemia. Durante l’evento saranno diffusi i principali risultati di due rapporti Inapp sul tema:

– “Verso lo smart working? Un’analisi multidisciplinare di una sperimentazione naturale”, uno studio interdisciplinare sulla prima diffusione massiva del lavoro da remoto. La metodologia di ricerca seguita si articola in tre macroaree di analisi che osservano il fenomeno da diverse angolazioni (in particolare: giuridica, economica, sociologica, psicologica, statistica).

– “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?”. Il rapporto, utilizzando i dati della V Indagine Inapp sulla Qualità del Lavoro in Italia condotta nel 2021, analizza i vantaggi e le potenziali criticità dello smart working, grazie a quanto dichiarato dai lavoratori e dalle imprese.

Il convegno è articolato in due sezioni, precedute dai saluti istituzionali di Nino Lombardi, Presidente della Provincia di Benevento e dall’introduzione di Sebastiano Fadda, Presidente Inapp, con la moderazione di Massimo Resce, ricercatore Inapp.

– La prima sessione, “Il lavoro agile emergenziale: una ricostruzione alla luce di due report Inapp”, prevede gli interventi di Rosita Zucaro e di Tiziana Canal (Inapp).

– Alla seconda sessione, “Le prospettive: produttività, ambiente e territori”, partecipano: Luisa Corazza (Direttrice del Centro Aria e docente ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università del Molise); Roberta Roberto (ricercatrice Enea); Alessandro Ramazza (Consigliere di Amministrazione di Randstad Italia e Presidente Assolavoro); Mario Mirabile (fondatore e Vicepresidente esecutivo di South Working-Lavorare dal Sud); Giovanni Scansani (docente Università Cattolica di Milano); Gaetano Natullo (docente ordinario di Diritto del lavoro presso il Dipartimento DEMM-Università del Sannio).

Apre la discussione e chiude i lavori Santo Darko Grilllo, Direttore generale Inapp.

Vedi l’articolo Inapp: https://inapp.org/it/eventi/utilizzo-e-prospettive-dello-smart-working?fbclid=IwAR2x6j5r1H9zhp3aVVCiz4gPfJhPAaD1ZNYVj5-V8wZaBUE90cXWBlkBRT0

Registrati qui per assistere in presenza o virtualmente: https://60.eventilive.myegosrl.it/utilizzo-e-prospettive-dello-smart-working/

Pubblicato
il 21 Settembre 2022

Noi, le organizzazioni e i movimenti della società civile, stiamo stilando un “programma alternativo” da inviare ai leader delle forze politiche. Chiederemo loro un impegno a prendersi carico dei temi che stanno a cuore ai cittadini e alle cittadine e che risultano ai margini della campagna elettorale.

Clicca qui e visita il sito di “The Good Lobby”, informati sulle proposte che verranno presentate alle forza politiche e firma sostenendo la campagna “Fuori Programma”!

Pubblicato
il 17 Giugno 2022

Venerdì 24 giugno 2022 alle ore 18.30, negli spazi Bologna Attiva a DumBO, si parlerà di South Working e del fenomeno del lavoro agile da una sede diversa da quella del datore di lavoro o dell’azienda, in particolare dal Sud Italia e dalle aree marginalizzate. 

Il dialogo si svilupperà a partire dal libro “South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia”, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, edito da Donzelli editore con il contributo di Fondazione CON IL SUD. Nell’occasione il libro viene presentato per la prima volta fuori dai confini siciliani.

“Relegato fino a poco tempo fa a un ambito sperimentale, il lavoro da remoto ha avuto un’improvvisa e massiccia diffusione a seguito della pandemia per contrastare l’aumento dei contagi da Covid-19 e permettere il proseguimento dell’attività economica. L’impatto della diffusione dello smart working sul mercato del lavoro, seppur con caratteristiche del tutto emergenziali, è stato dirompente e ha consentito modalità di svolgimento della prestazione lavorativa un tempo inimmaginabili. Per la prima volta la rottura dell’unità di spazio, tempo e azione apre prospettive nuove: il lavoro può essere svolto anche lontano dalla sede del datore di lavoro.

È qui che si innesta il fenomeno del South working come prospettiva dalla quale valutare le implicazioni di quello che è probabilmente l’effetto più importante e duraturo della pandemia dal punto di vista socio-spaziale: la diffusione del lavoro a distanza.”

Come può il lavoro da remoto da presidi di comunità rappresentare uno strumento utile a ridurre il divario economico, sociale e territoriale nel Paese e migliorare la qualità della vita di lavoratori, aziende e territori? 

Per provare a rispondere a questa domanda, a dialogare con Mario Mirabile, curatore del volume, fondatore e vicepresidente esecutivo dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud, saranno Silvano Arcamone, Direzione Lavori Pubblici Agenzia del Demanio, Emanuele Frixa, Professore di Geografia dell’Università di Bologna e Valentina Gianfrate, Professoressa di Service Design e Tecnologie per l’Architettura dell’Università di Bologna. 

L’incontro si terrà al capannone Officina, presso DumBO in via Casarini 19, Bologna. Ingresso libero. 

Con il patrocinio della Società Geografica Italiana.


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Bologna Attiva – Officina metropolitana per il nuovo lavoro, il mutualismo e l’economia collaborativa – è un progetto di rigenerazione umana, urbana e sociale basato su una collaborazione inedita, che vede lavorare insieme realtà pubbliche, private e comunitarie su diversi livelli: è uno spazio che ospita un coworking, un’aula studio e diversi servizi di prossimità per studenti, percorsi di accompagnamento professionale, di mutualismo e attività culturali e di comunità. 



Pubblicato
il 16 Giugno 2022

di Valentina Boschetto Doorly

Si stanno muovendo a decine, a centinaia, a migliaia: caricano tutto ciò che hanno sulla macchina e si trasferiscono per sempre in cima a un monte, in mezzo a una vallata, al margine di un bosco, in un borgo solitario. Alle spalle si lasciano le grandi città con le loro mille luci e i loro mille rumori, le strade congestionate da un traffico senza inizio né fine, l’aria condizionata degli uffici, gli avocado toast, i miniappartamenti dai prezzi insostenibili. è il grande ritorno collettivo verso la terra; e sta avvenendo proprio qui, ogni giorno, sotto i nostri occhi. Valentina Doorly esplora la migrazione dalle città verso le campagne, le montagne e i borghi isolati che sta interessando il nostro contemporaneo. Un movimento non strutturato nato come reazione alla sempre più soffocante vita metropolitana e alle problematiche ambientali che essa comporta: dai Nuovi Coloni, che uniscono l’agricoltura sostenibile all’innovazione tecnologica e vivono tra serre idroponiche e urban farming, ai Nuovi Highlander, che hanno trovato casa sulle Alpi, a oltre mille metri di altezza; da chi dopo anni di lavoro in città ha scoperto il proprio futuro in un paesino da ripopolare, fino ai Turisti Verticali, che rifuggono il turismo mordi e fuggi nelle mete da cartolina e si dedicano a un viaggiare lento, attento alla cultura locale, ai luoghi marginali, agli incontri lungo la via; fino ai Woofers, che vanno in villeggiatura partecipando al lavoro della comunità ospitante. “La terra chiama” è un’affascinante fotografia delle pratiche di rottura con lo stile di vita urbanocentrico e insieme un invito all’azione, con proposte operative per attuare il cambiamento. Un modo per ricordarci che un’esistenza diversa è una possibilità più che concreta; e che, in certi momenti, l’unico modo per andare avanti è tornare alle proprie radici.

Per saperne di più

Pubblicato
il 7 Giugno 2022

Giovedì 9 giugno il nostro Vicepresidente esecutivo Mario Mirabile introdurrà e modererà un incontro online sulla nostra pagina Facebook dedicato al futuro del lavoro da remoto.

Il dialogo coinvolge importanti rappresentanti della ricerca, delle istituzioni e della società civile per parlare di come sta evolvendo il lavoro e quali conseguenze dobbiamo considerare per la società per costruire un futuro del lavoro che sia realmente sostenibile.

Interverranno:

Gilberto Gini / Smart Workers Union (SWU)

Bruna Felici / Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA)

Fabrizio Barreca / South Working Castelbuono (PA)

Salvatore Gulfo / Tursi Digital Nomads (MT)

Dario Ciccarelli / Dirigente SWU e manager pubblico

Domenico Gambacorta / Consigliere del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale

Giulio Maggiore / Osservatorio per l’economia civile della Campania

Ivana Pais / Università Cattolica del Sacro Cuore

Marina Penna / ENEA

Ottavia Ricci / Consigliera del Ministro della Cultura

Ciro Toma / Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)

Pubblicato
il 20 Aprile 2022

A cura di Mario Mirabile ed Elena Militello

Relegato fino a poco tempo fa a un ambito sperimentale, il lavoro da remoto ha avuto un’improvvisa e massiccia diffusione a seguito della pandemia per contrastare l’aumento dei contagi da Covid-19 e permettere il proseguimento dell’attività economica. L’impatto della diffusione dello smart working sul mercato del lavoro, seppur con caratteristiche del tutto emergenziali, è stato dirompente e ha consentito modalità di svolgimento della prestazione lavorativa un tempo inimmaginabili. Per la prima volta la rottura dell’unità di spazio, tempo e azione apre prospettive nuove: il lavoro può essere svolto anche lontano dalla sede del datore di lavoro.

È qui che si innesta il fenomeno del South working come prospettiva dalla quale valutare le implicazioni di quello che è probabilmente l’effetto più importante e duraturo della pandemia dal punto di vista socio-spaziale: la diffusione del lavoro a distanza. Per decenni sempre più giovani sono emigrati dalle aree marginalizzate, dal Sud e dalle aree interne, in cerca di opportunità di studio o di lavoro nei grandi centri urbani del Centro-nord, ma oggi la componente digitale e tecnologica permette un approccio diverso al lavoro a distanza. Lavorare in maniera «agile» produce effetti positivi per tutte le parti coinvolte: aumenta la produttività di lavoratori e aziende, favorisce una più alta qualità della vita percepita e costituisce un’occasione di rilancio per i territori.

I contributi di questo volume sono frutto di un’elaborazione critica iniziata durante la prima fase della pandemia e alimentata in seguito da incontri con lavoratori, istituzioni, imprese, organizzazioni pubbliche e private. Tutti questi attori hanno arricchito il dibattito allo scopo di ripensare il futuro del lavoro da remoto, mettendo al centro le persone, i territori, le aziende e ridisegnando una geografia diffusa del lavoro che sia non solo agile ma soprattutto coesa.

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Pubblicato
il 6 Aprile 2022

di Rosaria Amato

La richiesta di continuare a lavorare da casa viene soprattutto da una fascia di giovani laureati (tra i 18 e i 35 anni), in prevalenza del Mezzogiorno. Ma il modello che prevale è piuttosto quello dello smartworking con un’alternanza su base settimanale. Un tipo di organizzazione che potrebbe mettere fine al fenomeno del south working: «È un’esigenza che nasce dal desiderio di libertà nell’organizzazione del lavoro che contraddistingue la nostra generazione – dice Mario Mirabile, vicepresidente dell’associazione South Working, nata nel marzo 2020 – anche se probabilmente non va bene per un giovane al primo impiego, che ha bisogno di integrarsi nel contesto aziendale. Ma è un tipo di esperienza che adesso viene valorizzata anche dal Pnrr, con i progetti sui borghi, che spingono il coworking. E abbiamo appena siglato una partnership con Randstad che ci sta permettendo di raccogliere molte richieste di aziende che cercano risorse al Sud».

Leggi l’articolo su la Repubblica

    

                                       

Pubblicato
il

di BBC News – World Service

“Mario Mirabile from South Working in Italy tells us how he’s been helping his fellow remote workers adjust to the lifestyle” (dal min. 21:56).

Oppure, ascolta il podcast cliccando e accedendo al sito della BBC.

    

                                       

Pubblicato
il 25 Marzo 2022

di Marina Penna, Bruna Felici, Roberta Roberto, Marco Rao, Alessandro Zini (ENEA)

Il presente rapporto descrive i risultati della prima indagine nazionale rivolta ad amministrazioni ed enti pubblici che hanno avviato forme di lavoro a distanza. A livello individuale sono state esplorate la sfera lavorativa, familiare e personale, le relazioni, la domanda di mobilità mentre dell’organizzazione sono state indagate le diverse fasi di sviluppo e diffusione delle modalità di telelavoro e lavoro agile. Per la molteplicità degli ambiti che indaga, l’indagine rappresenta un caso studio di policy integrata che si rivolge agli ambiti del lavoro, dell’innovazione organizzativa della PA, del benessere organizzativo delle persone e dello sviluppo sostenibile delle città. Per valutare gli effetti ambientali della mobilità evitata è stata sviluppata una metodologia che ha consentito di stimare i potenziali di contenimento di consumi e di emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici. I risultati complessivi dell’indagine descrivono un processo dinamico che inizia a ripensare anche le procedure e gli strumenti dell’azione amministrativa, all’interno del quale il rapporto con i dipendenti viene posto sempre più al centro della progettazione. L’aumento della quantità e qualità del tempo dovuta al venir meno degli spostamenti casa-lavoro, mette le persone in grado di sperimentare nuove forme quotidiane di ri-sincronizzazione degli impegni lavorativi con le esigenze familiari e personali. I risultati mostrano che le organizzazioni e le persone escono rafforzate dalla nuova visione con una generale crescita dell’efficienza, della produttività e della soddisfazione anche se permangono diverse fragilità e resistenze che richiedono l’attivazione di ulteriori strategie di intervento.

Scarica l’indagine

Pubblicato
il 19 Marzo 2022

di Redazione ANSA

DUBAI, 17 MAR – Smart working, co-working e south working sono i nuovi paradigmi del mondo del lavoro post-pandemia, e sono strumenti di promozione della sostenibilità ambientale ed economica, di lotta allo spopolamento dei territori e di promozione della parità di genere che hanno bisogno di un maggiore sostegno istituzionale.
E’ quanto emerso dalle riflessioni di esperti e rappresentanti del mondo accademico e dell’innovazione nel corso dell’evento “The (work) places of the future” tenutosi al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai.
I principali temi del forum sono stati il lavoro a distanza e i nuovi modelli organizzativi nel mondo post-pandemia; gli spazi di co-working e le iniziative comunitarie come sostegno della rigenerazione culturale e sociale dei territori considerati marginali; il south working opportunità per rilanciare il tessuto sociale, nuove competenze e percorsi educativi innovativi.
L’incontro si è articolato in quattro ambiti di riflessione sul lavoro del futuro: economia, formazione, cultura, ambiente, con le testimonianze di diverse realtà attive in Italia: l’Apple Developer Academy di Napoli; l’associazione South Working; PI Campus; H-Farm; Talent Garden; il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale; Farm Cultural Park; BASE Milano; Trentino Sviluppo.

Leggi l’articolo su ANSA

    

                                       

Pubblicato
il

di Rita Maria Stanca

Quando si parla di fuga di cervelli in Italia a pagare il dazio è soprattutto il Meridione che, anno dopo anno, registra il grande esodo di giovani studenti, laureati e talenti che lasciano le proprie città di origine per emigrare all’estero o verso il Nord del Paese.

E se fosse possibile non fare le valigie, lasciare affetti, profumi e colori della propria terra e lavorare a pochi passi dalla spiaggia, in Sicilia, Calabria, o Puglia per aziende di Milano, Torino?  Da oggi è possibile. Proprio per agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia presso aziende del Centro-Nord, permettendo loro di lavorare in smart working dai territori d’origine ed evitare lo spopolamento dei borghi, l’operatore di servizi HR Randstad  e l’associazione South Working che studia e promuove il lavoro agile e da remoto nel Mezzogiorno d’Italia, hanno siglato un protocollo d’intesa.

Leggi l’articolo su Corriere della Sera

    

                                       

Pubblicato
il 17 Marzo 2022

Il protocollo d’intesa tra Randstad Italia e l’associazione South Working introduce una nuova modalità di lavoro agile: inserendo il tag #southworking sul sito Randstad, è possibile candidarsi per lavorare in un’azienda del centro-nord rimanendo nel proprio luogo d’origine

Una collaborazione nell’ambito del Progetto Coesione, nato per creare nuove modalità di lavoro e promuovere la coesione territoriale, contenendo l’emigrazione da sud a nord

Milano, 17 marzo 2022 – Agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia presso aziende del Centro-Nord, permettendo loro di lavorare in smart working dai territori d’origine ed evitare lo spopolamento dei borghi. È l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato tra Randstad, primo operatore mondiale nei servizi HR, e South Working, associazione che studia e promuove il lavoro agile svolto in luoghi distanti dall’azienda, in particolare dal Sud Italia e dalle aree marginalizzate, supportato da Fondazione Con il Sud. E da oggi, inserendo il tag #southworking in fase di registrazione alla piattaforma Randstad.it, è possibile candidarsi per un’offerta di lavoro operando da remoto dal Sud o da piccoli centri. Nella pagina “SW® x Aziende” sul sito southworking.org sarà possibile accedere alla sezione “South Working® x Randstad” nel menù dove si troveranno le procedure per la ricerca degli annunci di lavoro in modalità «south working» offerti dalla rete di aziende afferenti a Randstad.

La collaborazione tra Randstad e South Working prevede, inoltre, la partecipazione al Bando Borghi del Ministero della Cultura per promuovere progetti per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale dei piccoli centri italiani, favorendone il rilancio sociale ed economico. 

“A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia e della spinta allo Smart Working, molti italiani hanno lavorato da remoto nei luoghi d’origine, spesso piccoli centri, riscoprendo un ambiente a loro caro, tra territori e persone che avevano lasciato per intraprendere una carriera professionale lontano da casa – dichiara Marco Ceresa, Group CEO Randstad -. Grazie alla partnership con South Working, chiunque svolga una professione compatibile con il lavoro da remoto potrà dare disponibilità per candidarsi a opportunità in tutta Italia operando in smart working dal proprio paese, potendo avere accesso anche a una rete di spazi di coworking. Un progetto figlio dell’impegno di Randstad per attivare un network tra istituzioni, aziende e candidati, con l’obiettivo di favorire l’occupazione nel Sud e nei borghi più isolati del Paese, promuovendone il rilancio attraverso il lavoro”.

“La collaborazione tra South Working e Randstad è un grande messaggio per il mondo delle aziende e per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, anche in vista della fine dello stato d’emergenza – dichiara Mario Mirabile, Vicepresidente esecutivo e fondatore di South Working -. È necessario iniziare a pensare alle nuove geografie del lavoro in chiave di sviluppo territoriale sostenibile e a come le aziende e i lavoratori possono contribuire a rendere il nostro Paese un luogo più giusto dove vivere e lavorare, a partire dai “presidi di comunità” e da tutti gli hub diffusi al Sud e nelle aree marginalizzate del territorio nazionale. Quindi, invitiamo tutti coloro che vorranno a seguire le procedure e a registrarsi per iniziare a lavorare in «south working» da dove desiderano.”

Il protocollo è parte del Progetto Coesione, iniziativa di Randstad legata alle attività del PNRR, che vuole creare nuove modalità di lavoro per promuovere la coesione territoriale e contenere l’emigrazione da sud a nord, che sta causando lo spopolamento dei piccoli borghi del centro/sud Italia e delle aree più remote del nostro Paese. Il Progetto Coesione è sviluppato da Randstad attraverso l’intermediazione e creazione di partnership tra pubblico e privato, la realizzazione di progetti formativi col mondo dell’istruzione e lo scouting di finanziamenti, in modo da agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in luoghi geografici diversi.

Oltre alla modalità South Working, dedicata a tutte le professioni in grado di lavorare da remoto, il progetto prevede la creazione di strutture dedicate a personale amministrativo e/o informatico: i “rural office”, piccoli uffici in aree interne del mezzogiorno con elevati tassi di disoccupazione giovanile, i “south hub” o “presidi di comunità”, uffici con più di 15 lavoratori in piccole e medie città del meridione con buoni collegamenti a stazioni e aeroporti.

A proposito di Randstad

RANDSTAD è la multinazionale olandese attiva dal 1960 nella ricerca, selezione, formazione di Risorse Umane e somministrazione di lavoro. Presente in 38 Paesi con 4.927 filiali e 39.530 dipendenti per un fatturato complessivo che ha raggiunto nel 2021 24,6 miliardi di euro – è l’agenzia leader al mondo nei servizi HR. Presente dal 1999 in Italia, RANDSTAD conta ad oggi oltre 2800 dipendenti e 300 filiali a livello nazionale. È la prima Agenzia per il Lavoro ad avere ottenuto in Italia le certificazioni SA8000 (Social Accountability 8000) e GEEIS-Diversity (Gender Equality European & International Standard) volta a promuovere politiche di uguaglianza di genere e di valorizzazione delle diversità. Per maggiori informazioni: www.randstad.it.

Ufficio stampa Randstad Italia: d’I comunicazione

Piero Orlando, email po@dicomunicazione.it, mobile 335 1753472

Silvia Morelli, email sm@dicomunicazione.it, mobile 338 3052255

Tiziano Scolari, email ts@dicomunicazione.it, mobile 392 3636895

Ufficio stampa South Working

Mario Mirabile Vicepresidente esecutivo e project manager South Working – Lavorare dal Sud
mario.mirabile@southworker.org ; comunicazione@southworking.org mobile 380 6321705

Pubblicato
il 13 Marzo 2022

di Santo Milasi, Ignacio González-Vázquez, Enrique Fernández-Macías (OECD)

This paper provides an overview of the trends and differences in the prevalence of telework across EU countries, sectors and occupations before the outbreak of the COVID-19 pandemic. Descriptive evidence shows that before the outbreak telework was more widespread in ICT- and knowledge-intensive sectors, and generally for high-skilled workers, although with big differences across EU countries. In fact, as shown in this paper, the prevalence of telework varied considerably across countries even within the same sector and occupational group. This suggests that, beyond differences in the industrial and occupational structure of employment, other factors, notably related to differences in organisation and management cultures, contribute to explaining the varying prevalence of telework in the EU. As a result of the outbreak-induced requirements to work from home, differences in telework uptake across countries, sectors and job profiles have likely narrowed in recent months. Yet, if past trends are a guide, the ability to further scale up telework in the future without hampering productivity may remain unevenly distributed in the EU.

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Pubblicato
il

di Elena Militello, Mario Mirabile (South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.)

Nei mesi della pandemia, in Italia, molti lavoratori si sono trovati a lavorare a distanza dalle regioni del Sud per datori di lavoro situati altrove, al Nord o all’este- ro. In questo contesto è nato il progetto «South Working – Lavorare dal Sud», che mira al miglioramento della coesione economica, sociale e territoriale, guardando allo strumento del lavoro a distanza, in via principale da dove si desidera, con l’obiettivo di arginare il deflusso di capitale umano dal Mezzogiorno e contribuire alla riduzione dei divari esistenti. Nel presente FOCUS, dopo una breve descrizione del contesto in cui si è sviluppato il fenomeno, verrà presentato il progetto e i primi dati che emergono da un sondaggio anonimo esplorativo rivolto ai lavoratori, per un totale di risposte pari a 1.860 persone tra il 17 giugno 2020 e il 28 settembre 2020.

Ben prima della pandemia Covid-19, era nota la gravità del problema dello spo- polamento e della perdita di capitale umano per il Sud Italia, in particolare in rela- zione alle c.d. «migrazioni intellettuali», che conducono a parlare di «inesauribile impoverimento del Meridione». Alla particolare drammaticità del momento presen- te, legata alla trasversale sofferenza causata dal Covid-19, si aggiunge la prospettiva di una grave recessione economica, con conseguenze sui tassi di occupazione. In particolare, i giovani sono colpiti in modo sproporzionato dalla crisi Covid-19, con molteplici shock tra cui interruzioni dell’istruzione e della formazione, occupazione e perdita di reddito e maggiori difficoltà a trovare un lavoro. Ciò rischia di avere effetti significativi sulla capacità degli individui di accedere al credito o pagare affitti, mutui e spese domestiche e per la famiglia. I rischi appaiono ancora più significativi per chi risiede al Sud e per le donne.

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il

a cura di SVIMEZ

Sono quarantacinquemila gli addetti che dall’inizio della pandemia lavorano in smart working dal Sud per le grandi imprese del centro-nord. Questi i primi risultati di una indagine sul South Working, realizzata da Datamining per conto della SVIMEZ su 150 grandi imprese, con oltre 250 addetti, che operano nelle diverse aree del Centro Nord nei settori manifatturiero e dei servizi. Dati contenuti nel Rapporto Svimez 2020, che sarà presentato il prossimo martedì 24 novembre. Una cifra quella dei quarantacinquemila lavoratori che equivale a 100 treni Alta Velocità riempiti esclusivamente da quanti tornano dal Centro Nord al Sud. Il dato potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Se teniamo conto anche delle imprese piccole e medie (oltre 10 addetti) molto più difficili da rilevare, si stima che il fenomeno potrebbe aver riguardato nel lockdown circa 100 mila lavoratori meridionali. Si ricorda nello studio che attualmente sono circa due milioni gli occupati meridionali che lavorano nel Centro-Nord. Dall’indagine emerge altresì che, considerando le aziende che hanno utilizzato lo smartworking nei primi tre trimestri del 2020, o totalmente o comunque per oltre l’80% degli addetti, circa il 3% ha visto i propri dipendenti lavorare in South Working.

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il

di Francesca Bergamante, Tiziana Canal, Emiliano Mandrone, Rosita Zucaro (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

L’interazione tra l’emergenza sanitaria e la tecnologia disponibile sta producendo una straordinaria Dai dati Inapp-Plus emerge che durante la fase più acuta della pandemia quasi 9 milioni di occupati hanno lavorato da remoto, molti per la prima volta. Il lavoro da remoto emergenziale ha visto nel 2021 oltre 7,2 milioni di lavoratori coinvolti (il 32,5%) di cui il 61% ha lavorato a distanza tre o più giorni a settimana. Il presente contributo fa luce sull’esperienza di lavoro agile evidenziando le modalità organizzative introdotte, gli strumenti utilizzati per svolgere le attività da remoto e i relativi sistemi di monitoraggio, operando una prima distinzione tra settore pubblico e privato.

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Pubblicato
il

di Emiliano Mandrone (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

L’interazione tra l’emergenza sanitaria e la tecnologia disponibile sta producendo una straordinaria metamorfosi dei costumi sociali ed economici. Questa energia ha sprigionato una intensa forza centrifuga che ha spostato attività e persone in maniera rapida e radicale, con forti conseguenze sull’assetto delle città. Per metabolizzare correttamente questi cambiamenti, sono necessari adeguata elaborazione culturale e servizi specifici.

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Pubblicato
il

di Emiliano Mandrone (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

Abstract

The interaction between the health emergency and the available technology produces an extraordinary metamorphosis of social and economic customs. This energy has released an intense centrifugal force that has displaced activities and people quickly and radically, with strong consequences on the structure of cities. To properly metabolize these changes, adequate cultural processing and specific services are needed.

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Pubblicato
il 12 Marzo 2022

a cura di Marco Bellandi, Ilaria Mariotti, Rosanna Nisticò

Il libro

I mutamenti economici e sociali indotti dalla crisi pandemica hanno di fatto indebolito la forza interpretativa delle letture dicotomiche e contrapposte tra centri (città) e margini (periferie), avvalorando e incoraggiando nuove concettualizzazioni e nuove rappresentazioni, meno polarizzanti e maggiormente orientate alla complementarità tra i luoghi. La pandemia ha, infatti, obbligato a ridefinire il rapporto con lo spazio fisico e con le relazioni interpersonali, ponendo il distanziamento e la limitazione della densità umana come necessità vitali e prospettiva di nuova normalità. Le grandi città conserveranno un ruolo fondamentale nell’architettura territoriale, pur dovendo necessariamente adattare strutture e funzioni, ma è emerso, di riflesso, il ruolo rilevante di forme di insediamento abitativo più periferiche e di vivibilità meno concentrate, fruibili in aree a più bassa densità di popolazione, in territori lasciati ai margini ma potenzialmente riabitabili. Si prefigura la possibilità di introdurre modifiche nella natura di gerarchie e relazioni territoriali e nelle loro rappresentazioni. Quali dunque sono stati gli effetti del distanziamento, del lavoro a distanza, dei limiti imposti all’apertura di attività produttive, scuole, università, alla circolazione delle persone, e alle pratiche di interazione sociale? Quali ne saranno gli impatti non transitori su disparità territoriali, dinamiche dei sistemi produttivi, ed emersione di bisogni di un nuovo modo di vivere e di relazionarsi delle persone? Il volume raccoglie contributi finalizzati a fornire risposte a tali interrogativi, con un approccio multidisciplinare, utile per delineare gli scenari possibili delle dinamiche sociali, economiche e territoriali post-Covid 19.

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Pubblicato
il

di Adam Asmundo, Fabio Mazzola (Università degli Studi di Palermo)

Abstract

Based on official statistics and original estimates, the paper investigates the enduring consequences of the Great Recession and pandemic crises on the Sicilian economy. It underlines the need for regional resilience in response to the new industrial trends. Since 2008, gross fixed capital formation declined, unemployment and skilled outmigration raised. Most of the private savings turned into real estate and property rent. The percentage of value added originated from the non-observed economy expanded to one-fifth of the whole aggregate value-added. Still, simultaneously, some positive phenomena emerged in terms of new firm creation and export dynamics. In perspective, a policy linking household demand to high value-added services and manufacturing with more intensive use of skilled human  capital might drive private savings to more productive uses. A new paradigm for growth is needed, with an overall sustainability flavour concerning infrastructure endowment, productive specialization,  and administrative efficiency.

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Pubblicato
il

di Ilaria Mariotti, Dante Di Matteo (Politecnico di Milano)

Abstract

Coworking spaces are “serendipity accelerators” designed to host creative people and entrepreneurs. While recent literature has started exploring the indirect effects of coworking spaces on the local context, little is still known on how coworking spaces may directly affect the coworkers’ economic performance and wellbeing. Using a novel dataset based on a survey of 326 CWs working in the Italian coworking spaces in 2018, this paper explores the potential economic impact for coworkers, depending on whether a coworking space is localized in a peripheral or an urban area. Through a propensity-score matching approach, we found that being located in a peripheral area for coworkers may represent an opportunity to earn more than working in an urban center. The same holds for the organization coworkers belong to.

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Pubblicato
il

di Daniele Cannatella (TU Delft)

Abstract

The attempt of cities to adapt in response to Covid-19 impacts on health, economy and society is quickly changing the way we use public spaces all over the world. Facing the necessity to maintain social distancing and providing safer public space in dense urban agglomerations, current models of development and urban form have been questioned. New models are increasingly being investigated and proposed as alternatives to live in dense cities, while phenomena of migration toward inner areas and minor urban settlements are happening worldwide. The Covid-19 pandemic will hardly affect the form of the urban environment; rather, in reshaping and rebalancing the social, economic and spatial relations in response to the pandemic, it will change the social and economic interdependencies and relationships both among and within cities. This paper investigates the role of density and connectivity in the spread of the pandemic across the globe and looks at the current strategies to define challenges and explore possible future trajectories for cities in the light of the impacts of Covid-19 on cities and the transformation of our daily routine and the emergence of new needs within urban environments.

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Pubblicato
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di Ilaria Di Tullio (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali)

Nel corso dei mesi che hanno caratterizzato la prima fase della diffusione del virus SARS-COV-2 su scala globale, abbiamo assistito al ricorso forzato ad una serie di misure pubbliche governative tese a contenere l’espansione e il dilagare del virus. Tra queste, l’adozione dello smart working nella pubblica amministrazione è stata considerata una delle azioni da intraprendere con maggior forza nell’ambito del mercato del lavoro e della mobilità urbana. I governi europei, con differenti livelli di intensità e di caratterizzazione hanno privilegiato l’adozione dello smart working con non poche e diverse difficoltà di applicazione dello stesso, eccezion fatta per i Paesi che, già da prima della pandemia, consideravano il lavoro agile pratica quotidiana per lo svolgimento di alcune delle proprie attività lavorative. I dati della Commissione Europea, infatti, mostrano l’esistenza di evidenti differenze nell’accesso al lavoro da casa tra Paesi che abitualmente si servivano del lavoro agile rispetto a Paesi che si sono trovati ad adottarlo in maniera coattiva senza averlo precedentemente sperimentato (EC, 2020).

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di Marco Alioni (Università di Torino)

Abstract

Over the last few decades, the operational and conceptual definitions of rurality have continued to reproduce the same stereotypes and prejudices, that brought to the development of ineffective and problematic policies. The contrasts between the ‘urban’ and the ‘rural’, and between ‘modernity’ and ‘tradition’, led to the development of specific ideologies, which still permeate and produce the existing rural conditions. This article analyzes three dimensions of rurality in its form-as an ideology. The first one deals with the ways in which the ‘rural’ is defined through policy making processes and the scientific literature. The second one considers how the ideologies of rurality, specifically those produced in Italy about the Alps and the city-mountain relations, permeate the experience of Valsaviore. The third one discusses the practices of political resistance implemented by the inhabitants, the roles they play in defining the historical position of the valley, the roles of environmental protection, as well as the internal and external power relations of the territory.

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di Federica Longoni (TU Delft)

Abstract

In May 2020 Twitter executive officer Jack Dorsey announced that all Twitter employees will be allowed to work from home forever. Moreover, he promised to increas allowances for buying home office supplies, such as desk, chairs etc. The aim is to transform the most private space, the home, into a preoductive realm. How did we get there? During the current time of the Coronavirus pandemic working from home was a condition which initially came out of of necessity. However, recently there has been a reconsideration of the phenomenon. What if this goes on forever?
On the other hand, Internet, which is the abbreviation of Interconnected network, has been around for many decades and its ubiquity and reliabilily are not something totally new, although certaintly implemented durin the last years.

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di Valentina Cinieri, Andrea Garzulino (Politecnico di Milano)

Abstract

Negli ultimi decenni, l’intervento sugli edifici esistenti ha registrato sempre maggior interesse coinvolgendo il costruito diffuso, parte integrante del tessuto urbano delle città come dei centri abitati minori. Il contributo illustra le necessità di adeguamento degli edifici storici a fronte dell’attenzione verso le aree rurali e marginali emersa oggi maggiormente con la pandemia Covid-19. In evidenza è
il rapporto tra il processo di efficientamento energetico, le esigenze di conservazione e l’adeguamento d’uso e gestione del patrimonio costruito. Questa riflessione prende in considerazione l’evoluzione del mercato immobiliare analizzando gli strumenti normativi in tema di retrofit energetico e le strategie di agevolazione fiscale in risposta all’attuale situazione di crisi.

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di Maria Luisa Fagiani (Università della Calabria)

Abstract

Summer 2020 has been marked by a series of massive changes in people’s travelling and vacation habits as a consequence of SARS-CoV-2 pandemic: Italy’s detached, “disconnected”, “hidden” areas seem to be now on the map of tourist destinations . Not only “common people” but also many VIPs have “deserted” the usual routes and the “party circuits” to turn to more “peripherical” choices. “Peripheries” as tourist destinations are definitely a staple of summer 2020: new vacation trends are rising and, in this quest for the “safe periphery”, an interest for the “third landscape” (Clément 2004) is clearly involved. The “third landscape” is an “unattended space” where biological diversity thrives, an “undetermined area”, “the genetic resevoir of the planet, the space of the future”, in the words of Clément himself.

The “third landscape” is, from this perspective, a complex territory that can be in many ways articulated as a tourist destination. One of the most conspicuous trends seems to be the rising curiosity for neglected spaces such as old castles, abandoned villas and churches, severed graveyards, forsaken leisure spaces such as discos, theatres and cinemas.The contemporary tourist is a bit like a postmodern explorer, following those teams of urban explorers (urbexers) that are more and more active all over the world.. Urbexers engage in exploring and recording abandoned places and buildings, not “structured” and “pinned” in mainstream touristic routes. The aim of this paper is to analyze these emerging forms of tourism and their potential developments in a dramatically altered, and constantly changing, world scenario.

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di Francesco Martinico, Paolo La Greca (Università degli Studi di Catania)

Il libro

Il volume raccoglie le riflessioni di dieci urbanisti italiani sulle sfide del dopo Covid-19. Cosa cambierà nelle modalità dell’abitare? Come si modificheranno le città, sempre più estese e dense al tempo stesso? Come si trasformerà, in esse, la distribuzione delle persone e delle attività?
I diversi contributi sono stati scritti tra la fine dell’estate e l’autunno del 2020, all’inizio della seconda ondata della pandemia, pertanto la pubblicazione dei testi qui raccolti comporta l’assunzione di un rischio da parte dei loro autori poiché il quadro complessivo è in continuo mutamento.
I saggi, nella diversità dei loro orientamenti e delle culture che ne sono alla base, ambiscono a contribuire alla visione del nuovo percorso che ci attende tutti. La convinzione comune che li lega è che gli aspetti insediativi – e, più in generale, territoriali – sono e saranno essenziali nella costruzione del mondo nuovo, quando potremo finalmente dire di essere usciti dall’emergenza sanitaria.

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di Peter Dizikes | MIT News Office

During the Covid-19 pandemic, many office workers have developed flexible working arrangements, to avoid too much time spent in crowded offices. But an MIT-supported survey project reveals a twist on this now-familiar scenario: Many workers with location flexibility are not necessarily working from home. Instead, they are taking their work to a “third place,” including cafés, libraries, and co-working spaces. About one-third of nonoffice work hours are spent in such places, the data show, even if those locations put people in closer proximity to others than working at home might.

The results come from the November and December iterations of the Survey of Working Arrangements and Attitudes, a joint monthly project in which MIT has joined forces with the University of Chicago, Stanford University, and the Instituto Tecnológico Autónomo de México. To learn more about this trend and its implications, MIT News spoke with Jinhua Zhao, associate professor of transportation and city planning in MIT’s Department of Urban Studies and Planning, and director of the MIT Mobility Initiative, who is working with his students Nick Caros and Xiaotong Guo on this project.

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di Fulvio Fortezza, Bernardo Figueiredo, Daiane Scaraboto, Giacomo Del Chiappa

Abstract

This study examines how hybrid organisations might manage multiple logics to design experiences that may prompt consumer transformation. Literature on hybrid organisations has mostly examined how they manage tensions and challenges related to logic multiplicity. Less is known about how they combine multiple logics to facilitate consumer self-transformation. We conducted an extended case study of Home4Creativity, an accommodation business guided by a blend of market, family and community logics. We found that the business promotes the interplay among logics through three strategies (substitution, alternation and integration) to suspend habitual experiences, redirect consumer attention and invite consumer identification. Thus, we show how managing multiple logics can support businesses in designing transformative experiences. These findings contribute to the literature on hybrid organisations by advancing knowledge of how they can facilitate consumer self-transformation. Further, they extend interdisciplinary research on transformative value by unpacking how the handling of multiple logics can lead to offerings that prompt consumer transformation.

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