South Working all’evento Inapp per disegnare il futuro dello smart working.

Pubblicato
il 27 Settembre 2022

A seguito dell’emergenza sanitaria il lavoro da remoto si è ampiamente diffuso, creando le condizioni per un esperimento naturale su larga scala da cui possono trarsi primi interessanti scenari.

L’Inapp ha condotto le proprie analisi sul fenomeno, ricostruendolo anche attraverso le evidenze emerse da indagini storiche condotte dall’Istituto, e dedica al tema il convegno “Utilizzo e prospettive dello smart working. Lezioni apprese e questioni aperte dopo la fase pandemica emergenziale”, che si svolge il 29 settembre a Benevento presso la Sala Conferenze della Provincia.

Obiettivo dell’iniziativa è sollecitare un confronto con la comunità scientifica e le istituzioni, al fine di orientare i policy makers verso specifiche misure e forme di regolazione per un migliore e più efficace utilizzo dell’Istituto oltre la pandemia. Durante l’evento saranno diffusi i principali risultati di due rapporti Inapp sul tema:

– “Verso lo smart working? Un’analisi multidisciplinare di una sperimentazione naturale”, uno studio interdisciplinare sulla prima diffusione massiva del lavoro da remoto. La metodologia di ricerca seguita si articola in tre macroaree di analisi che osservano il fenomeno da diverse angolazioni (in particolare: giuridica, economica, sociologica, psicologica, statistica).

– “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?”. Il rapporto, utilizzando i dati della V Indagine Inapp sulla Qualità del Lavoro in Italia condotta nel 2021, analizza i vantaggi e le potenziali criticità dello smart working, grazie a quanto dichiarato dai lavoratori e dalle imprese.

Il convegno è articolato in due sezioni, precedute dai saluti istituzionali di Nino Lombardi, Presidente della Provincia di Benevento e dall’introduzione di Sebastiano Fadda, Presidente Inapp, con la moderazione di Massimo Resce, ricercatore Inapp.

– La prima sessione, “Il lavoro agile emergenziale: una ricostruzione alla luce di due report Inapp”, prevede gli interventi di Rosita Zucaro e di Tiziana Canal (Inapp).

– Alla seconda sessione, “Le prospettive: produttività, ambiente e territori”, partecipano: Luisa Corazza (Direttrice del Centro Aria e docente ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università del Molise); Roberta Roberto (ricercatrice Enea); Alessandro Ramazza (Consigliere di Amministrazione di Randstad Italia e Presidente Assolavoro); Mario Mirabile (fondatore e Vicepresidente esecutivo di South Working-Lavorare dal Sud); Giovanni Scansani (docente Università Cattolica di Milano); Gaetano Natullo (docente ordinario di Diritto del lavoro presso il Dipartimento DEMM-Università del Sannio).

Apre la discussione e chiude i lavori Santo Darko Grilllo, Direttore generale Inapp.

Vedi l’articolo Inapp: https://inapp.org/it/eventi/utilizzo-e-prospettive-dello-smart-working?fbclid=IwAR2x6j5r1H9zhp3aVVCiz4gPfJhPAaD1ZNYVj5-V8wZaBUE90cXWBlkBRT0

Registrati qui per assistere in presenza o virtualmente: https://60.eventilive.myegosrl.it/utilizzo-e-prospettive-dello-smart-working/

Pubblicato
il 21 Settembre 2022

Noi, le organizzazioni e i movimenti della società civile, stiamo stilando un “programma alternativo” da inviare ai leader delle forze politiche. Chiederemo loro un impegno a prendersi carico dei temi che stanno a cuore ai cittadini e alle cittadine e che risultano ai margini della campagna elettorale.

Clicca qui e visita il sito di “The Good Lobby”, informati sulle proposte che verranno presentate alle forza politiche e firma sostenendo la campagna “Fuori Programma”!

Pubblicato
il 17 Giugno 2022

Venerdì 24 giugno 2022 alle ore 18.30, negli spazi Bologna Attiva a DumBO, si parlerà di South Working e del fenomeno del lavoro agile da una sede diversa da quella del datore di lavoro o dell’azienda, in particolare dal Sud Italia e dalle aree marginalizzate. 

Il dialogo si svilupperà a partire dal libro “South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia”, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, edito da Donzelli editore con il contributo di Fondazione CON IL SUD. Nell’occasione il libro viene presentato per la prima volta fuori dai confini siciliani.

“Relegato fino a poco tempo fa a un ambito sperimentale, il lavoro da remoto ha avuto un’improvvisa e massiccia diffusione a seguito della pandemia per contrastare l’aumento dei contagi da Covid-19 e permettere il proseguimento dell’attività economica. L’impatto della diffusione dello smart working sul mercato del lavoro, seppur con caratteristiche del tutto emergenziali, è stato dirompente e ha consentito modalità di svolgimento della prestazione lavorativa un tempo inimmaginabili. Per la prima volta la rottura dell’unità di spazio, tempo e azione apre prospettive nuove: il lavoro può essere svolto anche lontano dalla sede del datore di lavoro.

È qui che si innesta il fenomeno del South working come prospettiva dalla quale valutare le implicazioni di quello che è probabilmente l’effetto più importante e duraturo della pandemia dal punto di vista socio-spaziale: la diffusione del lavoro a distanza.”

Come può il lavoro da remoto da presidi di comunità rappresentare uno strumento utile a ridurre il divario economico, sociale e territoriale nel Paese e migliorare la qualità della vita di lavoratori, aziende e territori? 

Per provare a rispondere a questa domanda, a dialogare con Mario Mirabile, curatore del volume, fondatore e vicepresidente esecutivo dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud, saranno Silvano Arcamone, Direzione Lavori Pubblici Agenzia del Demanio, Emanuele Frixa, Professore di Geografia dell’Università di Bologna e Valentina Gianfrate, Professoressa di Service Design e Tecnologie per l’Architettura dell’Università di Bologna. 

L’incontro si terrà al capannone Officina, presso DumBO in via Casarini 19, Bologna. Ingresso libero. 

Con il patrocinio della Società Geografica Italiana.


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Bologna Attiva – Officina metropolitana per il nuovo lavoro, il mutualismo e l’economia collaborativa – è un progetto di rigenerazione umana, urbana e sociale basato su una collaborazione inedita, che vede lavorare insieme realtà pubbliche, private e comunitarie su diversi livelli: è uno spazio che ospita un coworking, un’aula studio e diversi servizi di prossimità per studenti, percorsi di accompagnamento professionale, di mutualismo e attività culturali e di comunità. 



Pubblicato
il 16 Giugno 2022

di Valentina Boschetto Doorly

Si stanno muovendo a decine, a centinaia, a migliaia: caricano tutto ciò che hanno sulla macchina e si trasferiscono per sempre in cima a un monte, in mezzo a una vallata, al margine di un bosco, in un borgo solitario. Alle spalle si lasciano le grandi città con le loro mille luci e i loro mille rumori, le strade congestionate da un traffico senza inizio né fine, l’aria condizionata degli uffici, gli avocado toast, i miniappartamenti dai prezzi insostenibili. è il grande ritorno collettivo verso la terra; e sta avvenendo proprio qui, ogni giorno, sotto i nostri occhi. Valentina Doorly esplora la migrazione dalle città verso le campagne, le montagne e i borghi isolati che sta interessando il nostro contemporaneo. Un movimento non strutturato nato come reazione alla sempre più soffocante vita metropolitana e alle problematiche ambientali che essa comporta: dai Nuovi Coloni, che uniscono l’agricoltura sostenibile all’innovazione tecnologica e vivono tra serre idroponiche e urban farming, ai Nuovi Highlander, che hanno trovato casa sulle Alpi, a oltre mille metri di altezza; da chi dopo anni di lavoro in città ha scoperto il proprio futuro in un paesino da ripopolare, fino ai Turisti Verticali, che rifuggono il turismo mordi e fuggi nelle mete da cartolina e si dedicano a un viaggiare lento, attento alla cultura locale, ai luoghi marginali, agli incontri lungo la via; fino ai Woofers, che vanno in villeggiatura partecipando al lavoro della comunità ospitante. “La terra chiama” è un’affascinante fotografia delle pratiche di rottura con lo stile di vita urbanocentrico e insieme un invito all’azione, con proposte operative per attuare il cambiamento. Un modo per ricordarci che un’esistenza diversa è una possibilità più che concreta; e che, in certi momenti, l’unico modo per andare avanti è tornare alle proprie radici.

Per saperne di più

Pubblicato
il 7 Giugno 2022

Giovedì 9 giugno il nostro Vicepresidente esecutivo Mario Mirabile introdurrà e modererà un incontro online sulla nostra pagina Facebook dedicato al futuro del lavoro da remoto.

Il dialogo coinvolge importanti rappresentanti della ricerca, delle istituzioni e della società civile per parlare di come sta evolvendo il lavoro e quali conseguenze dobbiamo considerare per la società per costruire un futuro del lavoro che sia realmente sostenibile.

Interverranno:

Gilberto Gini / Smart Workers Union (SWU)

Bruna Felici / Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA)

Fabrizio Barreca / South Working Castelbuono (PA)

Salvatore Gulfo / Tursi Digital Nomads (MT)

Dario Ciccarelli / Dirigente SWU e manager pubblico

Domenico Gambacorta / Consigliere del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale

Giulio Maggiore / Osservatorio per l’economia civile della Campania

Ivana Pais / Università Cattolica del Sacro Cuore

Marina Penna / ENEA

Ottavia Ricci / Consigliera del Ministro della Cultura

Ciro Toma / Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)

Pubblicato
il 25 Maggio 2022

Domani, giovedì 26 maggio 2022, la nostra Presidente, Elena Militello, parteciperà all’Università Sapienza di Roma al convegno “Imparare a scegliere: la legge sulla Doppia laurea, le nuove opportunità di formazione, l’importanza dell’orientamento” organizzato dall’On. Alessandro Fusacchia, che ringraziamo per l’invito, nel panel “Nuovi orientamenti” con il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, moderato dalla giornalista del Financial Times Silvia Sciorrilli Borrelli, in compagnia della scrittrice Francesca Cavallo, autrice di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, e del caro amico Antonio Perdichizzi, in qualità di Presidente di Junior Achievement Italia.
Per maggiori informazioni: https://www.uniroma1.it/notizia/imparare-scegliere-la-doppia-laurea-moltiplica-i-talenti.
Per le iscrizioni: https://eventiaulamagna.uniroma1.it/evento.aspx?id=2986.
Per la diretta streaming: https://www.youtube.com/watch?v=Ag3hanWbFH0.

Pubblicato
il 3 Maggio 2022

“There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (Leonard Cohen)

Come in ogni crisi, la pandemia ha rappresentato una crepa, un’opportunità di riflettere sulle storture degli ingranaggi del sistema precedente, che spingeva i giovani a migrare per cercare migliori opportunità lavorative senza speranza di tornare se non in vacanza.

Dopo due anni di lavoro per riportare capitale umano sui nostri territori, con questa campagna ci vogliamo impegnare per la diffusione di un metodo di partecipazione alla definizione delle politiche pubbliche, di cui abbiamo un estremo bisogno.

In questi anni abbiamo elaborato tre prerequisiti per poter lavorare da dove si desidera: una buona connessione a Internet, trasporti efficienti da e verso gli aeroporti e, soprattutto, una rete capillare di “presidi di comunità”, ovvero infrastrutture sociali di “terzi luoghi”, né case né uffici, che evitino l’effetto grotta e la sovrapposizione di doppi o tripli carichi di lavoro, e che, oltre a svolgere la funzione di spazi di lavoro condiviso per i lavoratori a distanza e per studenti, possano diventare, grazie alle proposte della comunità locale, volani di sviluppo di servizi per tutte le fasce della popolazione.

Prendiamo esempio dalle esperienze luminose che si sono infilate nella crepa pandemica come presidi di comunità già esistenti all’interno della nostra rete (come Moltivolti, Cre.Zi, SenzaProblemi o MyRoom a Palermo o molti altri in giro per la Sicilia come a Castelbuono, Petralia Sottana o Isnello), per diffondere in ogni Comune, come una piccola isola, presidi di comunità che andranno a comporre un arcipelago di partecipazione democratica.

In occasione delle elezioni amministrative e regionali in Sicilia nel 2022, chiediamo a ogni cittadino, organizzazione e candidato a tutti i livelli di impegnarsi nella prossima legislatura (2022-2027), sin dal primo giorno, a diffondere “presidi di comunità”, ovvero spazi condivisi, anche pubblici, per lavorare, studiare, incontrarsi e collaborare con metodo partecipativo in ogni Comune e in ogni circoscrizione.

Chiediamo, in particolare, ai candidati eletti un impegno, nei primi 100 giorni, nella mappatura degli spazi attualmente inutilizzati o sottoutilizzati, e, nei successivi 200 giorni, nello sviluppo di progetti per la creazione di spazi di lavoro condiviso in ogni circoscrizione, concedendo spazi pubblici ai cittadini tramite l’approvazione del regolamento sui beni comuni.

I Promotori

South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.

Se condividi questo manifesto, puoi firmarlo anche tu! Aiutaci a diffondere il nostro messaggio condividendolo con i candidati, le organizzazioni del territorio, i tuoi amici, familiari e chiunque pensi possa essere interessato.  

Se sul tuo territorio esiste già un presidio di comunità non ancora mappato aggiungilo alla Rete del South Working qui.                                           






    Pubblicato
    il 20 Aprile 2022

    A cura di Mario Mirabile ed Elena Militello

    Relegato fino a poco tempo fa a un ambito sperimentale, il lavoro da remoto ha avuto un’improvvisa e massiccia diffusione a seguito della pandemia per contrastare l’aumento dei contagi da Covid-19 e permettere il proseguimento dell’attività economica. L’impatto della diffusione dello smart working sul mercato del lavoro, seppur con caratteristiche del tutto emergenziali, è stato dirompente e ha consentito modalità di svolgimento della prestazione lavorativa un tempo inimmaginabili. Per la prima volta la rottura dell’unità di spazio, tempo e azione apre prospettive nuove: il lavoro può essere svolto anche lontano dalla sede del datore di lavoro.

    È qui che si innesta il fenomeno del South working come prospettiva dalla quale valutare le implicazioni di quello che è probabilmente l’effetto più importante e duraturo della pandemia dal punto di vista socio-spaziale: la diffusione del lavoro a distanza. Per decenni sempre più giovani sono emigrati dalle aree marginalizzate, dal Sud e dalle aree interne, in cerca di opportunità di studio o di lavoro nei grandi centri urbani del Centro-nord, ma oggi la componente digitale e tecnologica permette un approccio diverso al lavoro a distanza. Lavorare in maniera «agile» produce effetti positivi per tutte le parti coinvolte: aumenta la produttività di lavoratori e aziende, favorisce una più alta qualità della vita percepita e costituisce un’occasione di rilancio per i territori.

    I contributi di questo volume sono frutto di un’elaborazione critica iniziata durante la prima fase della pandemia e alimentata in seguito da incontri con lavoratori, istituzioni, imprese, organizzazioni pubbliche e private. Tutti questi attori hanno arricchito il dibattito allo scopo di ripensare il futuro del lavoro da remoto, mettendo al centro le persone, i territori, le aziende e ridisegnando una geografia diffusa del lavoro che sia non solo agile ma soprattutto coesa.

    Continua a leggere

    Pubblicato
    il 19 Aprile 2022

    19 aprile 2022 – Comunicato stampaSouth Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, Donzelli Editore, Roma, 2022.

    Dal 21 aprile 2022 sarà disponibile in libreria e sulle più importanti piattaforme il libro dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud, pubblicato dalla casa editrice Donzelli Editore e realizzato in collaborazione con la Fondazione CON IL SUD.

    L’opera affronta il tema dello smart working, del South working e dei nuovi luoghi di lavoro con un approccio multidisciplinare e definendo le nuove geografie del lavoro sulla base dei servizi e delle infrastrutture, facendo tesoro delle analisi territoriali più recenti e vantando un ventaglio di contributi di accademici ed esperti di altissima qualità. Il libro, infatti, è frutto di una riflessione ampia e collettiva durata due anni e che ha coinvolto autrici e autori con affiliazioni accademiche e professionali in Italia e all’estero. Tra questi: Carlo Borgomeo (Fondazione CON IL SUD), Filippo Celata (La Sapienza Università di Roma), Fabio Introini, Cristina Pasqualini e Andrea Rubin (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Alessandra Migliore e Cristina Rossi-Lamastra (Politecnico di Milano), Lidia Greco e Maristella Cacciapaglia (Università degli Studi di Bari Aldo Moro), Filippo Tantillo e Rosita Zucaro (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – INAPP), Teresa Graziano (Università degli Studi di Catania), Antonio Aloisi (IE Law School, Madrid) e Luisa Corazza (Università degli Studi del Molise e Centro ArIA), Silvano Arcamone (Agenzia del Demanio), Fabio Giglioni e Silvia Piccione (La Sapienza Università di Roma), Luca Raffaele, Lorenzo Semplici ed Emanuele Bobbio (Centro studi e valutazioni NeXt – Nuova Economia per tutti), Ilaria Mariotti (Politecnico di Milano) e Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano).

    “L’opera mira a definire un cammino verso un futuro del lavoro agile sostenibile da dove si desidera – e in particolare dal Sud e dalle aree marginali italiane – in pieno spirito South Working. Ciò significa lavorare dai “presidi di comunità”, i luoghi per il lavoro che abbiamo mappato, e contribuire alla crescita delle comunità e dei territori presso i quali si torna o si decide di vivere”, dichiarano i curatori Mario Mirabile ed Elena Militello, fondatori dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud. E continuano: “siamo orgogliosi di aver pubblicato questa prima riflessione insieme a una casa editrice di grande prestigio come Donzelli e grazie alla Fondazione CON IL SUD.”

    Mario Mirabile, analista e studioso dei fenomeni sociali e tecno-geografici, ed Elena Militello, giurista, entrambi palermitani di origine, sono tra i fondatori dell’Associazione South Working – Lavorare dal Sud (www.southworking.org), nata a marzo 2020 con l’obiettivo di mettere a frutto le idee e le esperienze di chi è riuscito a tornare nei propri comuni d’origine e colmare il divario economico, sociale e territoriale tra Nord e Sud, tra aree industrializzate e marginalizzate del paese.
    South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, Donzelli Editore, Roma, 2022.

    Per richieste di approfondimenti, interviste e recensioni scrivere a info@southworking.org.

    Press kit scaricabile cliccando qui.

    Pubblicato
    il 7 Aprile 2022

    6 aprile 2022 – L’associazione di promozione sociale “South Working – Lavorare dal Sud®” e lo Studio Legale LabLaw presentano una proposta di emendamento al testo di legge unificato sullo smart working approvato in Commissione Lavoro presso la Camera dei deputati, in vista della discussione parlamentare per l’approvazione della nuova legge chiamata a regolamentare la materia dopo la significativa esperienza in periodo di pandemia.

    Si tratta di una proposta trasversale che vuole mettere in chiaro il definitivo superamento del concetto di lavoro agile inteso come lavoro da remoto, con il fine di valorizzare lo smart working quale modello di lavoro attorno al quale le aziende possono costruire nuove strutture organizzative, andando incontro alle persone, sviluppando una nuova cultura digitale sfidante ed inclusiva, in cui i limiti territoriali non siano più percepiti come tali a vantaggio dell’intero mercato del lavoro.

    In questo modo sarà possibile consentire, a chi lo desidera, di continuare a lavorare in modo agile anche per lunghi periodi dai territori di preferenza, valorizzando il Sud e le aree interne del Paese, con un miglioramento quali quantitativo dell’intera forza lavoro nazionale che potrà essere così trattenuta con l’offerta concreta di un futuro professionale adeguato, riducendo flussi migratori che impoveriscono molte aree dell’Italia.

    Le proposte di modifica si concentrano su un modello di lavoro agile per obiettivi, ben diverso dal telelavoro, sulla centralità del ruolo della contrattazione collettiva e sulla necessità di dotare tutti i territori di infrastrutture adatte al lavoro, nella forma di spazi di coworking, utili per consentire confronti e aggregazioni in grado di elevare culturalmente qualunque area del nostro paese.

    “La nostra proposta è ispirata a una visione volta a garantire la coesione territoriale e contribuire a ridurre gli enormi divari tra regioni e tra grandi città e aree interne del Paese, tra grandi distretti urbani e aree marginali – spiega Elena Militello, fondatrice e presidente dell’associazione South Working®, che da due anni si occupa di sensibilizzazione sul e studio del fenomeno – “Nel Focus sul South Working del Rapporto SVIMEZ 2020 si stimano circa 58.000 lavoratori e lavoratrici potenzialmente interessate al South Working nel lungo periodo, mentre una recente ricerca dell’Associazione Italiana Direttori del Personale ha fatto emergere un’apertura al South Working nel 15% delle aziende intervistate. Si tratta di una modalità di lavoro già ampiamente adottata in via sperimentale dai lavoratori e dalle lavoratrici, spesso coloro i quali erano stati “migranti intellettuali”, lasciando le proprie reti sociali e familiari per cercare migliori opportunità di studio e di lavoro lontani dai propri territori di origine. I South Worker meritano un riconoscimento normativo a livello centrale per superare le resistenze anti-moderne e garantire un approccio di reciproco vantaggio (win-win) tra tutti i portatori di interesse, basato sulla volontarietà per i lavoratori, sull’aumento di produttività per i datori di lavoro e sul recupero dei legami di comunità per i territori interessati ad attrarre capitale umano”.

    In particolare, – aggiunge Militello – l’esperienza acquisita in questi due anni di telelavoro emergenziale da casa, spesso isolati e con doppio o triplo carico di lavoro, specie per le lavoratrici donne con figli e/o genitori a carico, ci spinge a riflettere sulla possibilità di incentivare la diffusione di spazi di lavoro condiviso (coworking) su tutti i territori, permettendo ai Comuni delle aree marginali di dotarsi di questo servizio. Questi spazi sono pensati come “presidi di comunità”, ossia luoghi in cui evitare l’isolamento della propria casa e consentire una florida relazione tra i South Worker e le comunità locali, troppo spesso rimaste indietro per uno spopolamento emorragico ma non più inevitabile, dotando questi luoghi di infrastrutture di comunità, oltre che di trasporto e di connettività. Per questo motivo, i fondi per i Comuni, nella misura di 10 milioni per l’anno in corso, verrebbero stanziati a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione”.

    Le modifiche proposte sono finalizzate a centrare gli obiettivi cui deve tendere lo smart working nei moderni contesti economici sperimentati dopo la pandemia” – spiega Alessandro Paone, avvocato giuslavorista ed equity partner di LabLaw Studio Legale, realtà da sempre in prima linea nella materia e nelle sperimentazioni normative in diritto del lavoro – “ci siamo concentrati su tre direttrici: la centralità della contrattazione collettiva, quale strumentazione abilitatrice dello smart working a livello generale; la reintroduzione del concetto giuridico di lavoro per obiettivi, poiché altrimenti rischiamo un ritorno al passato favorendo la creazione di lavori a distanza di basso valore aggiunto, quando invece l’esperienza digitale recente ci ha dimostrato che anche a distanza è possibile svolgere attività di elevato contenuto, addirittura arricchendo il bagaglio professionale dele persone in un processo di crescita verticale; da ultimo, favorire l’occupazione in qualunque territorio mediante il lavoro agile: è una leva di coesione territoriale straordinaria, in questo modo è veramente possibile migliorare la struttura quali-quantitativa de nostro mercato del lavoro. Intere aree del paese, oggi impoverite da anni di grandi migrazioni altrove, nelle città dove ci sono industrie e commerci più strutturati in grado di garantire un futuro a partire da un reddito stabile, potranno trattenere o alimentarsi di persone che percepiranno redditi provenienti da qualunque parte dell’Italia e del mondo. Una rivoluzione economica a km 0, che garantisce futuro dove oggi si è costretti a cercarlo altrove”. In conclusione, per Paone: “Vogliamo soprattutto che dalle nostre proposte di modifica emerga forte la necessità di un cambio di approccio culturale verso il lavoro agile, che è espressione di una cultura del lavoro digitale che va recepita da tutti gli attori del sistema perché noi si resti competitivi in un paese che perde sempre più il passo con altre nazioni poste in un ruolo di concorrenza economica. Ce lo chiedono le generazioni di giovani, cui dobbiamo garantire un futuro e di cui siamo oggi chiamati ad intercettare con efficacia le necessità, sogni ed aspirazioni per trattenerli nel nostro paese”.


    Testo della proposta:

    PROPOSTA DI EMENDAMENTO ELABORATA DA:

    SOUTH WORKING – Lavorare al Sud, Dott.ssa Elena MILITELLO e Dott. Mario MIRABILE

    LABLAW STUDIO LEGALE – Avv. Alessandro PAONE

    In relazione al testo: “Disposizioni in materia di lavoro agile (Testo unificato delle proposte di legge C. 2282 Gagliardi, C. 2417 Barzotti, C. 2667 Lucaselli, C. 2685 Vallascas, C. 2817 Serracchiani, C. 2851 Giarrizzo, C. 2870 Giarrizzo, C. 2908 Villani, C. 3027 Mura e C. 3150 Zangrillo)”

    TESTO UNIFICATO ADOTTATO COME TESTO BASE (All. 8 al BOLLETTINO

    DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI – Lavoro pubblico e privato (XI), Seduta del 16 marzo 2022)

    1. Dopo l’art. X è inserito il seguente:

    “Art. X-bis

    (Misure a favore dei Comuni per incentivare il lavoro agile nel Sud e nelle Aree Interne)

    1. Al fine di favorire la coesione territoriale e la ripresa nei Comuni del mezzogiorno e nelle Aree Interne, come individuate dalla SNAI, nonché una ampia distribuzione dei lavoratori in lavoro agile su tutto il territorio nazionale, i Comuni destinano porzioni del proprio patrimonio immobiliare a spazi di lavoro condiviso da mettere a disposizione delle comunità locali e dei lavoratori agili.
    1. Con decreto del Ministro del Sud e della Coesione, di concerto con il  Ministro del Lavoro, da adottarsi entra sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, vengono individuati i criteri di riparto delle risorse ai Comuni, di cui al comma 1, per la predisposizione dei locali che assicurano  il rispetto delle norme in materia di sicurezza del lavoro, la stabilità della connessione alle reti nonché la  presenza di spazi collettivi e individuali. 
    1. Per la realizzazione degli spazi di cui al comma 1 è stanziato, per l’anno 2022, l’importo di dieci milioni di euro a valere sul  Fondo Sviluppo e Coesione di cui al decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88.”

    2. All’art. 1 sono apportate le seguenti modifiche:

    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 1, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce “(…) con forme di organizzazione per fasi e cicli e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto”, è sostituito dalla seguente formulazione: “(…) di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, senza vincoli di luogo, nel rispetto  dell’orario stabilito fra le parti entro il periodo di durata massima consentita dalla legge o dalla contrattazione collettiva, e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa anche da remoto”.
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce che  “Il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato tra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (…)” è sostituito dalla seguente formulazione “Ai fini dell’accesso al lavoro agile da parte di datori di lavoro e lavoratori, i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati tra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (…)”;
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, lett. a, l. 81/2017), dopo la parte in cui si statuisce che “nell’ambito di una riorganizzazione del metodo di lavoro interno all’azienda”, è aggiunto il seguente inciso: “in coerenza e sintonia con le esigenze dell’organizzazione adottata dall’impresa”;
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, lett. e, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce che  “il diritto alla disconnessione (…)” è sostituito dalla seguente formulazione: “le modalità e i tempi per l’esercizio del diritto alla disconnessione (…)”;
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017), dopo la lettera e) sono aggiunte le seguenti:

    “f) eventuali regole da rispettare, nell’interesse della sicurezza e della riservatezza delle informazioni trattate, per esercitare il diritto a lavorare da spazi diversi dalla propria abitazione;

    g) la disciplina dell’orario di lavoro entro cui svolgere la prestazione e comunque dell’orario massimo consentito su base giornaliera, settimanale o mensile;


    h) promuovere stabilmente lo svolgimento della prestazione in modalità agile anche in territori diversi da quelli ove ha sede l’impresa, favorendo la mobilità interterritoriale Nord-Centro-Sud ai fini del generale miglioramento delle condizioni quali-quantitative del mercato del lavoro nazionale, il tutto anche al fine di favorire la coesione territoriale e della percezione di incentivi statali”.

    3.  All’art. 3 sono apportate le seguenti modifiche:

    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, l. 81/2017), le parole “c) il monte ore di almeno il 30 per cento da dedicare a ciascuna attività in modalità agile, in quanto compatibile” sono sostituite da: “c) l’informativa in materia di trattamento dei dati, anche ai sensi dell’art. 4, L. 300 del 1970;”
    2. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, lett. d, l. 81/2017), dopo le parole “le fasce orarie di reperibilità per i lavoratori in modalità agile” è inserito il seguente inciso: “La reperibilità ai sensi del presente contratto non costituisce fonte di indennità economica se non diversamente pattuito dalla contrattazione collettiva o individuale”;
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, lett. f, l. 81/2017), prima delle parole “le misure tecniche e organizzative necessarie” è inserito il seguente  inciso: “in coerenza con l’art. 18, co. 2, e con l’art. 24 bis della presente legge (…)”
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 6, l. 81/2017), le parole “La mancata promozione delle procedure per la stipulazione degli accordi di cui al comma 2 costituisce condotta antisindacale ai sensi dell’articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300 » sono soppresse.

    RELAZIONE ILLUSTRATIVA

    La proposta di emendamento presentata ha carattere trasversale e vuole mettere in chiaro il definitivo superamento del concetto di lavoro agile inteso come lavoro da remoto, con il fine di valorizzare lo smart working quale modello di lavoro attorno al quale le aziende possono costruire nuove strutture organizzative, andando incontro alle persone, sviluppando una nuova cultura digitale sfidante ed inclusiva, in cui i limiti territoriali non siano più percepiti come tali a vantaggio dell’intero mercato del lavoro.

    In questo modo sarà possibile consentire, a chi lo desidera, di continuare a lavorare in modo agile anche per lunghi periodi dai territori di preferenza, valorizzando il Sud e le aree interne del Paese, con un miglioramento quali quantitativo dell’intera forza lavoro nazionale che potrà essere così trattenuta con l’offerta concreta di un futuro professionale adeguato, riducendo flussi migratori che impoveriscono molte aree dell’Italia.

    Le proposte di modifica si concentrano su un modello di lavoro agile per obiettivi, ben diverso dal telelavoro, sulla centralità del ruolo della contrattazione collettiva e sulla necessità di dotare tutti i territori di infrastrutture adatte al lavoro, nella forma di spazi di coworking, utili per consentire confronti e aggregazioni in grado di elevare culturalmente qualunque area del nostro Paese.

    Per quanto concerne il comma 1 dell’emendamento, relativo all’introduzione di un apposito articolo rubricato “Misure a favore dei Comuni per incentivare il lavoro agile nel Sud e nelle Aree Interne”, la proposta è ispirata a una visione volta a garantire la coesione territoriale e contribuire a ridurre gli enormi divari tra regioni e tra grandi città e aree interne del Paese, tra grandi distretti urbani e aree marginali. Nel Focus sul South Working del Rapporto SVIMEZ 2020 si stimano circa 58.000 lavoratori e lavoratrici potenzialmente interessate al South Working nel lungo periodo (pag. 215), mentre una recente ricerca dell’Associazione Italiana Direttori del Personale ha fatto emergere un’apertura al South Working nel 15% delle aziende intervistate. Si tratta di una modalità di lavoro già ampiamente adottata in via sperimentale dai lavoratori e dalle lavoratrici, spesso coloro i quali erano stati “migranti intellettuali”, lasciando le proprie reti sociali e familiari per cercare migliori opportunità di studio e di lavoro lontani dai propri territori di origine. I South Worker meritano un riconoscimento normativo a livello centrale per superare le resistenze anti-moderne e garantire un approccio di reciproco vantaggio tra tutti i portatori di interesse, basato sulla volontarietà per i lavoratori, sull’aumento di produttività per i datori di lavoro e sul recupero dei legami di comunità per i territori interessati ad attrarre capitale umano In particolare, l’esperienza acquisita in questi due anni di telelavoro emergenziale da casa, spesso isolati e con doppio o triplo carico di lavoro, specie per le lavoratrici donne con figli e/o genitori a carico, ci spinge a riflettere sulla possibilità di incentivare la diffusione di spazi di lavoro condiviso (coworking) su tutti i territori, permettendo ai Comuni delle aree marginali di dotarsi di questo servizio. Questi spazi sono pensati come “presidi di comunità”, ossia luoghi in cui evitare l’isolamento della propria casa e consentire una florida relazione tra i South Worker e le comunità locali, troppo spesso rimaste indietro per uno spopolamento emorragico ma non più inevitabile, dotando questi luoghi di infrastrutture di comunità, oltre che di trasporto e di connettività. Per questo motivo, i fondi per i Comuni, nella misura di 10 milioni per l’anno in corso, verrebbero stanziati a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione.

    In relazione all’art. 18, co. 1, l. 81/2017, viene reinserita, come nella formulazione di legge attualmente vigente la definizione di lavoro agile come lavoro per fasi, cicli e obiettivi. Infatti, il superamento del tema “obiettivi” nell’attuale testo unificato ha un valore giuridico negativo sull’intero impianto. Il lavoro agile rappresenta, nell’esperienza pandemica e post-pandemica, una modalità di lavoro nuova e diversa, che favorisce l’autonomia professionale e la crescita in termini quali-quantitativi. L’eliminazione del concetto di “obiettivi” porta con sé un impoverimento della fattispecie, che rischia di diventare non una leva di sviluppo ma di creazione di lavori a basso valore aggiunto, dannosi per l’intero ecosistema. Così il lavoro agile perderebbe la sua vocazione per trasformarsi in un telelavoro moderno, ma povero e scarsamente edificante. Per questo devono ribadirsi gli archetipi della sua libertà come la presenza di obiettivi, l’assenza di vincoli di territorio e di orario.

    Con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017,  si segnala come l’attuale formula di riserva denota una deriva assistenzialistica che lo strumento non dovrebbe avere nella sua connotazione organizzativa pura. Se tuttavia il punto vuole essere mantenuto, occorre equilibrarlo con le esigenze organizzative a tutela dell’impresa ma anche dei lavoratori, i quali per il semplice diritto statale potrebbero, nell’esperienza pratica, risultare danneggiati in quanto tenuti fuori dalle aree organizzative soggette a maggior sviluppo. La modernità è qualcosa che va gestita in modo organico e armonico nell’impianto della legge.

    In relazione al comma 2, lett. B) dell’emendamento, in questo modo si esplicita in maniera più coerente e limpida la necessità che sia la contrattazione collettiva a legittimare il ricorso al lavoro agile, quale strumento di garanzia e pluralismo dal basso. Il riferimento deve essere “ai contratti collettivi” e non “al contratto”, in coerenza con l’assetto del sistema di diritto intersindacale vigente ai sensi dell’art. 39 Cost.

    In relazione al comma 2, lett. D) dell’emendamento, a contrattazione deve regolamentare aspetti pratici, la qualificazione del diritto è già operata dalla legge nel nuovo art. 24 bis. E questa regola è anche la più utile per dare efficacia alla previsione, perché è la contrattazione che, in quanto più vicina al basso, può stabilire quale sia il metodo più efficace settore per settore. 

    Per quanto concerne l’art. 2, lett. E) dell’emendamento, in relazione all’introduzione della lett. f) dell’art. 19, la libertà di scelta del luogo di lavoro è fondamentale nell’assetto del lavoro agile come sperimentato a livello mondiale. Va tenuta una linea di coerenza con le esigenze dell’impresa come regolamentate dalla contrattazione. In relazione alla successiva lett. g), l’orario di lavoro va coordinato con quello stabilito nei contratti nazionali per la prestazione in presenza. In questo senso solo la contrattazione collettiva deve gestire tale aspetto. Infine, in relazione alla novella della lett. h, la norma punta a promuovere il lavoro agile quale leva per lo sviluppo quali-quantitativo del lavoro in Italia, mediante l’incentivazione ad assumere risorse anche in territori diversi da quelli ove ha sede l’impresa, entro contesti professionali sempre più digitali, interconnessi e assorbenti, per un generale miglioramento delle condizioni del nostro mercato del lavoro, in questo modo in grado di offrire possibilità occupazionali anche nelle aree ove oggi la carenza di imprese fisiche rende impossibili tali sbocchi.

    In relazione al comma 3, lett. A), si sopprime l’attuale lett. c) in quanto questa previsione rischia di rappresentare un intervento statale troppo invadente, nell’ambito di attività il cui svolgimento materiale da remoto o in presenza rientrano nel perimetro di competenza esclusiva dell’impresa ai sensi dell’art. 41 Cost. Al contempo si introduce il riferimento al trattamento dei dati personali, in coerenza con le regole ordinarie e onde evitare fraintendimenti.

    Relativamente al comma 3, lett. B), deve essere chiaro che la reperibilità non dà diritto alla percezione di indennità, salvo che essa non sia richiesta in modo espresso per la tipologia di apporto di lavoro. 

    La successiva lettera C) rappresenta un mero inciso di riallineamento nel testo della norma.

    Infine, la lettera D) del comma 3 dell’emendamento è soppressa in quanto tale previsione è tecnicamente errata: le procedure richiamate sono quelle afferenti la contrattazione nazionale di categoria, o quella aziendale.In entrambii casi, l’esistenza della contratazione, essendo il presupposto dell’attivazione del lavoro agile, è di per sé una condotta antisindacale qualora un datore di lavoro procedesse alla implementazione del lavoro agile.

    Dalle proposte di modifica illustrate sopra, emerge la necessità di un cambio di approccio culturale verso il lavoro agile, che è espressione di una cultura del lavoro digitale che va recepita da tutti gli attori del sistema perché si resti competitivi in un Paese che perde sempre più il passo con gli altri Stati posti in un ruolo di concorrenza economica, al fine di garantire contemporaneamente i valori costituzionalmente protetti della coesione territoriale e dell’equità intergenerazionale.

    Pubblicato
    il 6 Aprile 2022

    di Rosaria Amato

    La richiesta di continuare a lavorare da casa viene soprattutto da una fascia di giovani laureati (tra i 18 e i 35 anni), in prevalenza del Mezzogiorno. Ma il modello che prevale è piuttosto quello dello smartworking con un’alternanza su base settimanale. Un tipo di organizzazione che potrebbe mettere fine al fenomeno del south working: «È un’esigenza che nasce dal desiderio di libertà nell’organizzazione del lavoro che contraddistingue la nostra generazione – dice Mario Mirabile, vicepresidente dell’associazione South Working, nata nel marzo 2020 – anche se probabilmente non va bene per un giovane al primo impiego, che ha bisogno di integrarsi nel contesto aziendale. Ma è un tipo di esperienza che adesso viene valorizzata anche dal Pnrr, con i progetti sui borghi, che spingono il coworking. E abbiamo appena siglato una partnership con Randstad che ci sta permettendo di raccogliere molte richieste di aziende che cercano risorse al Sud».

    Leggi l’articolo su la Repubblica

        

                                           

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    il

    di BBC News – World Service

    “Mario Mirabile from South Working in Italy tells us how he’s been helping his fellow remote workers adjust to the lifestyle” (dal min. 21:56).

    Oppure, ascolta il podcast cliccando e accedendo al sito della BBC.

        

                                           

    Pubblicato
    il 19 Marzo 2022

    di Redazione ANSA

    DUBAI, 17 MAR – Smart working, co-working e south working sono i nuovi paradigmi del mondo del lavoro post-pandemia, e sono strumenti di promozione della sostenibilità ambientale ed economica, di lotta allo spopolamento dei territori e di promozione della parità di genere che hanno bisogno di un maggiore sostegno istituzionale.
    E’ quanto emerso dalle riflessioni di esperti e rappresentanti del mondo accademico e dell’innovazione nel corso dell’evento “The (work) places of the future” tenutosi al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai.
    I principali temi del forum sono stati il lavoro a distanza e i nuovi modelli organizzativi nel mondo post-pandemia; gli spazi di co-working e le iniziative comunitarie come sostegno della rigenerazione culturale e sociale dei territori considerati marginali; il south working opportunità per rilanciare il tessuto sociale, nuove competenze e percorsi educativi innovativi.
    L’incontro si è articolato in quattro ambiti di riflessione sul lavoro del futuro: economia, formazione, cultura, ambiente, con le testimonianze di diverse realtà attive in Italia: l’Apple Developer Academy di Napoli; l’associazione South Working; PI Campus; H-Farm; Talent Garden; il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale; Farm Cultural Park; BASE Milano; Trentino Sviluppo.

    Leggi l’articolo su ANSA

        

                                           

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    il

    di Rita Maria Stanca

    Quando si parla di fuga di cervelli in Italia a pagare il dazio è soprattutto il Meridione che, anno dopo anno, registra il grande esodo di giovani studenti, laureati e talenti che lasciano le proprie città di origine per emigrare all’estero o verso il Nord del Paese.

    E se fosse possibile non fare le valigie, lasciare affetti, profumi e colori della propria terra e lavorare a pochi passi dalla spiaggia, in Sicilia, Calabria, o Puglia per aziende di Milano, Torino?  Da oggi è possibile. Proprio per agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia presso aziende del Centro-Nord, permettendo loro di lavorare in smart working dai territori d’origine ed evitare lo spopolamento dei borghi, l’operatore di servizi HR Randstad  e l’associazione South Working che studia e promuove il lavoro agile e da remoto nel Mezzogiorno d’Italia, hanno siglato un protocollo d’intesa.

    Leggi l’articolo su Corriere della Sera

        

                                           

    Pubblicato
    il 17 Marzo 2022

    Il protocollo d’intesa tra Randstad Italia e l’associazione South Working introduce una nuova modalità di lavoro agile: inserendo il tag #southworking sul sito Randstad, è possibile candidarsi per lavorare in un’azienda del centro-nord rimanendo nel proprio luogo d’origine

    Una collaborazione nell’ambito del Progetto Coesione, nato per creare nuove modalità di lavoro e promuovere la coesione territoriale, contenendo l’emigrazione da sud a nord

    Milano, 17 marzo 2022 – Agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia presso aziende del Centro-Nord, permettendo loro di lavorare in smart working dai territori d’origine ed evitare lo spopolamento dei borghi. È l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato tra Randstad, primo operatore mondiale nei servizi HR, e South Working, associazione che studia e promuove il lavoro agile svolto in luoghi distanti dall’azienda, in particolare dal Sud Italia e dalle aree marginalizzate, supportato da Fondazione Con il Sud. E da oggi, inserendo il tag #southworking in fase di registrazione alla piattaforma Randstad.it, è possibile candidarsi per un’offerta di lavoro operando da remoto dal Sud o da piccoli centri. Nella pagina “SW® x Aziende” sul sito southworking.org sarà possibile accedere alla sezione “South Working® x Randstad” nel menù dove si troveranno le procedure per la ricerca degli annunci di lavoro in modalità «south working» offerti dalla rete di aziende afferenti a Randstad.

    La collaborazione tra Randstad e South Working prevede, inoltre, la partecipazione al Bando Borghi del Ministero della Cultura per promuovere progetti per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale dei piccoli centri italiani, favorendone il rilancio sociale ed economico. 

    “A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia e della spinta allo Smart Working, molti italiani hanno lavorato da remoto nei luoghi d’origine, spesso piccoli centri, riscoprendo un ambiente a loro caro, tra territori e persone che avevano lasciato per intraprendere una carriera professionale lontano da casa – dichiara Marco Ceresa, Group CEO Randstad -. Grazie alla partnership con South Working, chiunque svolga una professione compatibile con il lavoro da remoto potrà dare disponibilità per candidarsi a opportunità in tutta Italia operando in smart working dal proprio paese, potendo avere accesso anche a una rete di spazi di coworking. Un progetto figlio dell’impegno di Randstad per attivare un network tra istituzioni, aziende e candidati, con l’obiettivo di favorire l’occupazione nel Sud e nei borghi più isolati del Paese, promuovendone il rilancio attraverso il lavoro”.

    “La collaborazione tra South Working e Randstad è un grande messaggio per il mondo delle aziende e per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, anche in vista della fine dello stato d’emergenza – dichiara Mario Mirabile, Vicepresidente esecutivo e fondatore di South Working -. È necessario iniziare a pensare alle nuove geografie del lavoro in chiave di sviluppo territoriale sostenibile e a come le aziende e i lavoratori possono contribuire a rendere il nostro Paese un luogo più giusto dove vivere e lavorare, a partire dai “presidi di comunità” e da tutti gli hub diffusi al Sud e nelle aree marginalizzate del territorio nazionale. Quindi, invitiamo tutti coloro che vorranno a seguire le procedure e a registrarsi per iniziare a lavorare in «south working» da dove desiderano.”

    Il protocollo è parte del Progetto Coesione, iniziativa di Randstad legata alle attività del PNRR, che vuole creare nuove modalità di lavoro per promuovere la coesione territoriale e contenere l’emigrazione da sud a nord, che sta causando lo spopolamento dei piccoli borghi del centro/sud Italia e delle aree più remote del nostro Paese. Il Progetto Coesione è sviluppato da Randstad attraverso l’intermediazione e creazione di partnership tra pubblico e privato, la realizzazione di progetti formativi col mondo dell’istruzione e lo scouting di finanziamenti, in modo da agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in luoghi geografici diversi.

    Oltre alla modalità South Working, dedicata a tutte le professioni in grado di lavorare da remoto, il progetto prevede la creazione di strutture dedicate a personale amministrativo e/o informatico: i “rural office”, piccoli uffici in aree interne del mezzogiorno con elevati tassi di disoccupazione giovanile, i “south hub” o “presidi di comunità”, uffici con più di 15 lavoratori in piccole e medie città del meridione con buoni collegamenti a stazioni e aeroporti.

    A proposito di Randstad

    RANDSTAD è la multinazionale olandese attiva dal 1960 nella ricerca, selezione, formazione di Risorse Umane e somministrazione di lavoro. Presente in 38 Paesi con 4.927 filiali e 39.530 dipendenti per un fatturato complessivo che ha raggiunto nel 2021 24,6 miliardi di euro – è l’agenzia leader al mondo nei servizi HR. Presente dal 1999 in Italia, RANDSTAD conta ad oggi oltre 2800 dipendenti e 300 filiali a livello nazionale. È la prima Agenzia per il Lavoro ad avere ottenuto in Italia le certificazioni SA8000 (Social Accountability 8000) e GEEIS-Diversity (Gender Equality European & International Standard) volta a promuovere politiche di uguaglianza di genere e di valorizzazione delle diversità. Per maggiori informazioni: www.randstad.it.

    Ufficio stampa Randstad Italia: d’I comunicazione

    Piero Orlando, email po@dicomunicazione.it, mobile 335 1753472

    Silvia Morelli, email sm@dicomunicazione.it, mobile 338 3052255

    Tiziano Scolari, email ts@dicomunicazione.it, mobile 392 3636895

    Ufficio stampa South Working

    Mario Mirabile Vicepresidente esecutivo e project manager South Working – Lavorare dal Sud
    mario.mirabile@southworker.org ; comunicazione@southworking.org mobile 380 6321705

    Pubblicato
    il 13 Marzo 2022

    di Elena Militello, Mario Mirabile (South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.)

    Nei mesi della pandemia, in Italia, molti lavoratori si sono trovati a lavorare a distanza dalle regioni del Sud per datori di lavoro situati altrove, al Nord o all’este- ro. In questo contesto è nato il progetto «South Working – Lavorare dal Sud», che mira al miglioramento della coesione economica, sociale e territoriale, guardando allo strumento del lavoro a distanza, in via principale da dove si desidera, con l’obiettivo di arginare il deflusso di capitale umano dal Mezzogiorno e contribuire alla riduzione dei divari esistenti. Nel presente FOCUS, dopo una breve descrizione del contesto in cui si è sviluppato il fenomeno, verrà presentato il progetto e i primi dati che emergono da un sondaggio anonimo esplorativo rivolto ai lavoratori, per un totale di risposte pari a 1.860 persone tra il 17 giugno 2020 e il 28 settembre 2020.

    Ben prima della pandemia Covid-19, era nota la gravità del problema dello spo- polamento e della perdita di capitale umano per il Sud Italia, in particolare in rela- zione alle c.d. «migrazioni intellettuali», che conducono a parlare di «inesauribile impoverimento del Meridione». Alla particolare drammaticità del momento presen- te, legata alla trasversale sofferenza causata dal Covid-19, si aggiunge la prospettiva di una grave recessione economica, con conseguenze sui tassi di occupazione. In particolare, i giovani sono colpiti in modo sproporzionato dalla crisi Covid-19, con molteplici shock tra cui interruzioni dell’istruzione e della formazione, occupazione e perdita di reddito e maggiori difficoltà a trovare un lavoro. Ciò rischia di avere effetti significativi sulla capacità degli individui di accedere al credito o pagare affitti, mutui e spese domestiche e per la famiglia. I rischi appaiono ancora più significativi per chi risiede al Sud e per le donne.

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    Pubblicato
    il

    a cura di SVIMEZ

    Sono quarantacinquemila gli addetti che dall’inizio della pandemia lavorano in smart working dal Sud per le grandi imprese del centro-nord. Questi i primi risultati di una indagine sul South Working, realizzata da Datamining per conto della SVIMEZ su 150 grandi imprese, con oltre 250 addetti, che operano nelle diverse aree del Centro Nord nei settori manifatturiero e dei servizi. Dati contenuti nel Rapporto Svimez 2020, che sarà presentato il prossimo martedì 24 novembre. Una cifra quella dei quarantacinquemila lavoratori che equivale a 100 treni Alta Velocità riempiti esclusivamente da quanti tornano dal Centro Nord al Sud. Il dato potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Se teniamo conto anche delle imprese piccole e medie (oltre 10 addetti) molto più difficili da rilevare, si stima che il fenomeno potrebbe aver riguardato nel lockdown circa 100 mila lavoratori meridionali. Si ricorda nello studio che attualmente sono circa due milioni gli occupati meridionali che lavorano nel Centro-Nord. Dall’indagine emerge altresì che, considerando le aziende che hanno utilizzato lo smartworking nei primi tre trimestri del 2020, o totalmente o comunque per oltre l’80% degli addetti, circa il 3% ha visto i propri dipendenti lavorare in South Working.

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    di Francesca Bergamante, Tiziana Canal, Emiliano Mandrone, Rosita Zucaro (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

    L’interazione tra l’emergenza sanitaria e la tecnologia disponibile sta producendo una straordinaria Dai dati Inapp-Plus emerge che durante la fase più acuta della pandemia quasi 9 milioni di occupati hanno lavorato da remoto, molti per la prima volta. Il lavoro da remoto emergenziale ha visto nel 2021 oltre 7,2 milioni di lavoratori coinvolti (il 32,5%) di cui il 61% ha lavorato a distanza tre o più giorni a settimana. Il presente contributo fa luce sull’esperienza di lavoro agile evidenziando le modalità organizzative introdotte, gli strumenti utilizzati per svolgere le attività da remoto e i relativi sistemi di monitoraggio, operando una prima distinzione tra settore pubblico e privato.

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    Pubblicato
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    di Emiliano Mandrone (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

    L’interazione tra l’emergenza sanitaria e la tecnologia disponibile sta producendo una straordinaria metamorfosi dei costumi sociali ed economici. Questa energia ha sprigionato una intensa forza centrifuga che ha spostato attività e persone in maniera rapida e radicale, con forti conseguenze sull’assetto delle città. Per metabolizzare correttamente questi cambiamenti, sono necessari adeguata elaborazione culturale e servizi specifici.

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    Pubblicato
    il

    di Emiliano Mandrone (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)

    Abstract

    The interaction between the health emergency and the available technology produces an extraordinary metamorphosis of social and economic customs. This energy has released an intense centrifugal force that has displaced activities and people quickly and radically, with strong consequences on the structure of cities. To properly metabolize these changes, adequate cultural processing and specific services are needed.

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    Pubblicato
    il 12 Marzo 2022

    a cura di Marco Bellandi, Ilaria Mariotti, Rosanna Nisticò

    Il libro

    I mutamenti economici e sociali indotti dalla crisi pandemica hanno di fatto indebolito la forza interpretativa delle letture dicotomiche e contrapposte tra centri (città) e margini (periferie), avvalorando e incoraggiando nuove concettualizzazioni e nuove rappresentazioni, meno polarizzanti e maggiormente orientate alla complementarità tra i luoghi. La pandemia ha, infatti, obbligato a ridefinire il rapporto con lo spazio fisico e con le relazioni interpersonali, ponendo il distanziamento e la limitazione della densità umana come necessità vitali e prospettiva di nuova normalità. Le grandi città conserveranno un ruolo fondamentale nell’architettura territoriale, pur dovendo necessariamente adattare strutture e funzioni, ma è emerso, di riflesso, il ruolo rilevante di forme di insediamento abitativo più periferiche e di vivibilità meno concentrate, fruibili in aree a più bassa densità di popolazione, in territori lasciati ai margini ma potenzialmente riabitabili. Si prefigura la possibilità di introdurre modifiche nella natura di gerarchie e relazioni territoriali e nelle loro rappresentazioni. Quali dunque sono stati gli effetti del distanziamento, del lavoro a distanza, dei limiti imposti all’apertura di attività produttive, scuole, università, alla circolazione delle persone, e alle pratiche di interazione sociale? Quali ne saranno gli impatti non transitori su disparità territoriali, dinamiche dei sistemi produttivi, ed emersione di bisogni di un nuovo modo di vivere e di relazionarsi delle persone? Il volume raccoglie contributi finalizzati a fornire risposte a tali interrogativi, con un approccio multidisciplinare, utile per delineare gli scenari possibili delle dinamiche sociali, economiche e territoriali post-Covid 19.

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    Pubblicato
    il

    di Adam Asmundo, Fabio Mazzola (Università degli Studi di Palermo)

    Abstract

    Based on official statistics and original estimates, the paper investigates the enduring consequences of the Great Recession and pandemic crises on the Sicilian economy. It underlines the need for regional resilience in response to the new industrial trends. Since 2008, gross fixed capital formation declined, unemployment and skilled outmigration raised. Most of the private savings turned into real estate and property rent. The percentage of value added originated from the non-observed economy expanded to one-fifth of the whole aggregate value-added. Still, simultaneously, some positive phenomena emerged in terms of new firm creation and export dynamics. In perspective, a policy linking household demand to high value-added services and manufacturing with more intensive use of skilled human  capital might drive private savings to more productive uses. A new paradigm for growth is needed, with an overall sustainability flavour concerning infrastructure endowment, productive specialization,  and administrative efficiency.

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    Pubblicato
    il

    di Ilaria Mariotti, Dante Di Matteo (Politecnico di Milano)

    Abstract

    Coworking spaces are “serendipity accelerators” designed to host creative people and entrepreneurs. While recent literature has started exploring the indirect effects of coworking spaces on the local context, little is still known on how coworking spaces may directly affect the coworkers’ economic performance and wellbeing. Using a novel dataset based on a survey of 326 CWs working in the Italian coworking spaces in 2018, this paper explores the potential economic impact for coworkers, depending on whether a coworking space is localized in a peripheral or an urban area. Through a propensity-score matching approach, we found that being located in a peripheral area for coworkers may represent an opportunity to earn more than working in an urban center. The same holds for the organization coworkers belong to.

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    Pubblicato
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    di Daniele Cannatella (TU Delft)

    Abstract

    The attempt of cities to adapt in response to Covid-19 impacts on health, economy and society is quickly changing the way we use public spaces all over the world. Facing the necessity to maintain social distancing and providing safer public space in dense urban agglomerations, current models of development and urban form have been questioned. New models are increasingly being investigated and proposed as alternatives to live in dense cities, while phenomena of migration toward inner areas and minor urban settlements are happening worldwide. The Covid-19 pandemic will hardly affect the form of the urban environment; rather, in reshaping and rebalancing the social, economic and spatial relations in response to the pandemic, it will change the social and economic interdependencies and relationships both among and within cities. This paper investigates the role of density and connectivity in the spread of the pandemic across the globe and looks at the current strategies to define challenges and explore possible future trajectories for cities in the light of the impacts of Covid-19 on cities and the transformation of our daily routine and the emergence of new needs within urban environments.

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    Pubblicato
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    di Ilaria Di Tullio (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali)

    Nel corso dei mesi che hanno caratterizzato la prima fase della diffusione del virus SARS-COV-2 su scala globale, abbiamo assistito al ricorso forzato ad una serie di misure pubbliche governative tese a contenere l’espansione e il dilagare del virus. Tra queste, l’adozione dello smart working nella pubblica amministrazione è stata considerata una delle azioni da intraprendere con maggior forza nell’ambito del mercato del lavoro e della mobilità urbana. I governi europei, con differenti livelli di intensità e di caratterizzazione hanno privilegiato l’adozione dello smart working con non poche e diverse difficoltà di applicazione dello stesso, eccezion fatta per i Paesi che, già da prima della pandemia, consideravano il lavoro agile pratica quotidiana per lo svolgimento di alcune delle proprie attività lavorative. I dati della Commissione Europea, infatti, mostrano l’esistenza di evidenti differenze nell’accesso al lavoro da casa tra Paesi che abitualmente si servivano del lavoro agile rispetto a Paesi che si sono trovati ad adottarlo in maniera coattiva senza averlo precedentemente sperimentato (EC, 2020).

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    Pubblicato
    il

    di Marco Alioni (Università di Torino)

    Abstract

    Over the last few decades, the operational and conceptual definitions of rurality have continued to reproduce the same stereotypes and prejudices, that brought to the development of ineffective and problematic policies. The contrasts between the ‘urban’ and the ‘rural’, and between ‘modernity’ and ‘tradition’, led to the development of specific ideologies, which still permeate and produce the existing rural conditions. This article analyzes three dimensions of rurality in its form-as an ideology. The first one deals with the ways in which the ‘rural’ is defined through policy making processes and the scientific literature. The second one considers how the ideologies of rurality, specifically those produced in Italy about the Alps and the city-mountain relations, permeate the experience of Valsaviore. The third one discusses the practices of political resistance implemented by the inhabitants, the roles they play in defining the historical position of the valley, the roles of environmental protection, as well as the internal and external power relations of the territory.

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    Pubblicato
    il

    di Federica Longoni (TU Delft)

    Abstract

    In May 2020 Twitter executive officer Jack Dorsey announced that all Twitter employees will be allowed to work from home forever. Moreover, he promised to increas allowances for buying home office supplies, such as desk, chairs etc. The aim is to transform the most private space, the home, into a preoductive realm. How did we get there? During the current time of the Coronavirus pandemic working from home was a condition which initially came out of of necessity. However, recently there has been a reconsideration of the phenomenon. What if this goes on forever?
    On the other hand, Internet, which is the abbreviation of Interconnected network, has been around for many decades and its ubiquity and reliabilily are not something totally new, although certaintly implemented durin the last years.

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    Pubblicato
    il

    di Valentina Cinieri, Andrea Garzulino (Politecnico di Milano)

    Abstract

    Negli ultimi decenni, l’intervento sugli edifici esistenti ha registrato sempre maggior interesse coinvolgendo il costruito diffuso, parte integrante del tessuto urbano delle città come dei centri abitati minori. Il contributo illustra le necessità di adeguamento degli edifici storici a fronte dell’attenzione verso le aree rurali e marginali emersa oggi maggiormente con la pandemia Covid-19. In evidenza è
    il rapporto tra il processo di efficientamento energetico, le esigenze di conservazione e l’adeguamento d’uso e gestione del patrimonio costruito. Questa riflessione prende in considerazione l’evoluzione del mercato immobiliare analizzando gli strumenti normativi in tema di retrofit energetico e le strategie di agevolazione fiscale in risposta all’attuale situazione di crisi.

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    Pubblicato
    il

    di Maria Luisa Fagiani (Università della Calabria)

    Abstract

    Summer 2020 has been marked by a series of massive changes in people’s travelling and vacation habits as a consequence of SARS-CoV-2 pandemic: Italy’s detached, “disconnected”, “hidden” areas seem to be now on the map of tourist destinations . Not only “common people” but also many VIPs have “deserted” the usual routes and the “party circuits” to turn to more “peripherical” choices. “Peripheries” as tourist destinations are definitely a staple of summer 2020: new vacation trends are rising and, in this quest for the “safe periphery”, an interest for the “third landscape” (Clément 2004) is clearly involved. The “third landscape” is an “unattended space” where biological diversity thrives, an “undetermined area”, “the genetic resevoir of the planet, the space of the future”, in the words of Clément himself.

    The “third landscape” is, from this perspective, a complex territory that can be in many ways articulated as a tourist destination. One of the most conspicuous trends seems to be the rising curiosity for neglected spaces such as old castles, abandoned villas and churches, severed graveyards, forsaken leisure spaces such as discos, theatres and cinemas.The contemporary tourist is a bit like a postmodern explorer, following those teams of urban explorers (urbexers) that are more and more active all over the world.. Urbexers engage in exploring and recording abandoned places and buildings, not “structured” and “pinned” in mainstream touristic routes. The aim of this paper is to analyze these emerging forms of tourism and their potential developments in a dramatically altered, and constantly changing, world scenario.

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    Pubblicato
    il

    di Francesco Martinico, Paolo La Greca (Università degli Studi di Catania)

    Il libro

    Il volume raccoglie le riflessioni di dieci urbanisti italiani sulle sfide del dopo Covid-19. Cosa cambierà nelle modalità dell’abitare? Come si modificheranno le città, sempre più estese e dense al tempo stesso? Come si trasformerà, in esse, la distribuzione delle persone e delle attività?
    I diversi contributi sono stati scritti tra la fine dell’estate e l’autunno del 2020, all’inizio della seconda ondata della pandemia, pertanto la pubblicazione dei testi qui raccolti comporta l’assunzione di un rischio da parte dei loro autori poiché il quadro complessivo è in continuo mutamento.
    I saggi, nella diversità dei loro orientamenti e delle culture che ne sono alla base, ambiscono a contribuire alla visione del nuovo percorso che ci attende tutti. La convinzione comune che li lega è che gli aspetti insediativi – e, più in generale, territoriali – sono e saranno essenziali nella costruzione del mondo nuovo, quando potremo finalmente dire di essere usciti dall’emergenza sanitaria.

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