Arcipelago di Comunità Attive: manifesto per la diffusione della cultura dei presidi di comunità in Sicilia | Elezioni 2022

Pubblicato
il 3 Maggio 2022

“There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (Leonard Cohen)

Come in ogni crisi, la pandemia ha rappresentato una crepa, un’opportunità di riflettere sulle storture degli ingranaggi del sistema precedente, che spingeva i giovani a migrare per cercare migliori opportunità lavorative senza speranza di tornare se non in vacanza.

Dopo due anni di lavoro per riportare capitale umano sui nostri territori, con questa campagna ci vogliamo impegnare per la diffusione di un metodo di partecipazione alla definizione delle politiche pubbliche, di cui abbiamo un estremo bisogno.

In questi anni abbiamo elaborato tre prerequisiti per poter lavorare da dove si desidera: una buona connessione a Internet, trasporti efficienti da e verso gli aeroporti e, soprattutto, una rete capillare di “presidi di comunità”, ovvero infrastrutture sociali di “terzi luoghi”, né case né uffici, che evitino l’effetto grotta e la sovrapposizione di doppi o tripli carichi di lavoro, e che, oltre a svolgere la funzione di spazi di lavoro condiviso per i lavoratori a distanza e per studenti, possano diventare, grazie alle proposte della comunità locale, volani di sviluppo di servizi per tutte le fasce della popolazione.

Prendiamo esempio dalle esperienze luminose che si sono infilate nella crepa pandemica come presidi di comunità già esistenti all’interno della nostra rete (come Moltivolti, Cre.Zi, SenzaProblemi o MyRoom a Palermo o molti altri in giro per la Sicilia come a Castelbuono, Petralia Sottana o Isnello), per diffondere in ogni Comune, come una piccola isola, presidi di comunità che andranno a comporre un arcipelago di partecipazione democratica.

In occasione delle elezioni amministrative e regionali in Sicilia nel 2022, chiediamo a ogni cittadino, organizzazione e candidato a tutti i livelli di impegnarsi nella prossima legislatura (2022-2027), sin dal primo giorno, a diffondere “presidi di comunità”, ovvero spazi condivisi, anche pubblici, per lavorare, studiare, incontrarsi e collaborare con metodo partecipativo in ogni Comune e in ogni circoscrizione.

Chiediamo, in particolare, ai candidati eletti un impegno, nei primi 100 giorni, nella mappatura degli spazi attualmente inutilizzati o sottoutilizzati, e, nei successivi 200 giorni, nello sviluppo di progetti per la creazione di spazi di lavoro condiviso in ogni circoscrizione, concedendo spazi pubblici ai cittadini tramite l’approvazione del regolamento sui beni comuni.

I Promotori

South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.

Se condividi questo manifesto, puoi firmarlo anche tu! Aiutaci a diffondere il nostro messaggio condividendolo con i candidati, le organizzazioni del territorio, i tuoi amici, familiari e chiunque pensi possa essere interessato.  

Se sul tuo territorio esiste già un presidio di comunità non ancora mappato aggiungilo alla Rete del South Working qui.                                           






    Pubblicato
    il 19 Aprile 2022

    19 aprile 2022 – Comunicato stampaSouth Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, Donzelli Editore, Roma, 2022.

    Dal 21 aprile 2022 sarà disponibile in libreria e sulle più importanti piattaforme il libro dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud, pubblicato dalla casa editrice Donzelli Editore e realizzato in collaborazione con la Fondazione CON IL SUD.

    L’opera affronta il tema dello smart working, del South working e dei nuovi luoghi di lavoro con un approccio multidisciplinare e definendo le nuove geografie del lavoro sulla base dei servizi e delle infrastrutture, facendo tesoro delle analisi territoriali più recenti e vantando un ventaglio di contributi di accademici ed esperti di altissima qualità. Il libro, infatti, è frutto di una riflessione ampia e collettiva durata due anni e che ha coinvolto autrici e autori con affiliazioni accademiche e professionali in Italia e all’estero. Tra questi: Carlo Borgomeo (Fondazione CON IL SUD), Filippo Celata (La Sapienza Università di Roma), Fabio Introini, Cristina Pasqualini e Andrea Rubin (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Alessandra Migliore e Cristina Rossi-Lamastra (Politecnico di Milano), Lidia Greco e Maristella Cacciapaglia (Università degli Studi di Bari Aldo Moro), Filippo Tantillo e Rosita Zucaro (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – INAPP), Teresa Graziano (Università degli Studi di Catania), Antonio Aloisi (IE Law School, Madrid) e Luisa Corazza (Università degli Studi del Molise e Centro ArIA), Silvano Arcamone (Agenzia del Demanio), Fabio Giglioni e Silvia Piccione (La Sapienza Università di Roma), Luca Raffaele, Lorenzo Semplici ed Emanuele Bobbio (Centro studi e valutazioni NeXt – Nuova Economia per tutti), Ilaria Mariotti (Politecnico di Milano) e Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano).

    “L’opera mira a definire un cammino verso un futuro del lavoro agile sostenibile da dove si desidera – e in particolare dal Sud e dalle aree marginali italiane – in pieno spirito South Working. Ciò significa lavorare dai “presidi di comunità”, i luoghi per il lavoro che abbiamo mappato, e contribuire alla crescita delle comunità e dei territori presso i quali si torna o si decide di vivere”, dichiarano i curatori Mario Mirabile ed Elena Militello, fondatori dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud. E continuano: “siamo orgogliosi di aver pubblicato questa prima riflessione insieme a una casa editrice di grande prestigio come Donzelli e grazie alla Fondazione CON IL SUD.”

    Mario Mirabile, analista e studioso dei fenomeni sociali e tecno-geografici, ed Elena Militello, giurista, entrambi palermitani di origine, sono tra i fondatori dell’Associazione South Working – Lavorare dal Sud (www.southworking.org), nata a marzo 2020 con l’obiettivo di mettere a frutto le idee e le esperienze di chi è riuscito a tornare nei propri comuni d’origine e colmare il divario economico, sociale e territoriale tra Nord e Sud, tra aree industrializzate e marginalizzate del paese.
    South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, a cura di Mario Mirabile ed Elena Militello, Donzelli Editore, Roma, 2022.

    Per richieste di approfondimenti, interviste e recensioni scrivere a info@southworking.org.

    Press kit scaricabile cliccando qui.

    Pubblicato
    il 7 Aprile 2022

    6 aprile 2022 – L’associazione di promozione sociale “South Working – Lavorare dal Sud®” e lo Studio Legale LabLaw presentano una proposta di emendamento al testo di legge unificato sullo smart working approvato in Commissione Lavoro presso la Camera dei deputati, in vista della discussione parlamentare per l’approvazione della nuova legge chiamata a regolamentare la materia dopo la significativa esperienza in periodo di pandemia.

    Si tratta di una proposta trasversale che vuole mettere in chiaro il definitivo superamento del concetto di lavoro agile inteso come lavoro da remoto, con il fine di valorizzare lo smart working quale modello di lavoro attorno al quale le aziende possono costruire nuove strutture organizzative, andando incontro alle persone, sviluppando una nuova cultura digitale sfidante ed inclusiva, in cui i limiti territoriali non siano più percepiti come tali a vantaggio dell’intero mercato del lavoro.

    In questo modo sarà possibile consentire, a chi lo desidera, di continuare a lavorare in modo agile anche per lunghi periodi dai territori di preferenza, valorizzando il Sud e le aree interne del Paese, con un miglioramento quali quantitativo dell’intera forza lavoro nazionale che potrà essere così trattenuta con l’offerta concreta di un futuro professionale adeguato, riducendo flussi migratori che impoveriscono molte aree dell’Italia.

    Le proposte di modifica si concentrano su un modello di lavoro agile per obiettivi, ben diverso dal telelavoro, sulla centralità del ruolo della contrattazione collettiva e sulla necessità di dotare tutti i territori di infrastrutture adatte al lavoro, nella forma di spazi di coworking, utili per consentire confronti e aggregazioni in grado di elevare culturalmente qualunque area del nostro paese.

    “La nostra proposta è ispirata a una visione volta a garantire la coesione territoriale e contribuire a ridurre gli enormi divari tra regioni e tra grandi città e aree interne del Paese, tra grandi distretti urbani e aree marginali – spiega Elena Militello, fondatrice e presidente dell’associazione South Working®, che da due anni si occupa di sensibilizzazione sul e studio del fenomeno – “Nel Focus sul South Working del Rapporto SVIMEZ 2020 si stimano circa 58.000 lavoratori e lavoratrici potenzialmente interessate al South Working nel lungo periodo, mentre una recente ricerca dell’Associazione Italiana Direttori del Personale ha fatto emergere un’apertura al South Working nel 15% delle aziende intervistate. Si tratta di una modalità di lavoro già ampiamente adottata in via sperimentale dai lavoratori e dalle lavoratrici, spesso coloro i quali erano stati “migranti intellettuali”, lasciando le proprie reti sociali e familiari per cercare migliori opportunità di studio e di lavoro lontani dai propri territori di origine. I South Worker meritano un riconoscimento normativo a livello centrale per superare le resistenze anti-moderne e garantire un approccio di reciproco vantaggio (win-win) tra tutti i portatori di interesse, basato sulla volontarietà per i lavoratori, sull’aumento di produttività per i datori di lavoro e sul recupero dei legami di comunità per i territori interessati ad attrarre capitale umano”.

    In particolare, – aggiunge Militello – l’esperienza acquisita in questi due anni di telelavoro emergenziale da casa, spesso isolati e con doppio o triplo carico di lavoro, specie per le lavoratrici donne con figli e/o genitori a carico, ci spinge a riflettere sulla possibilità di incentivare la diffusione di spazi di lavoro condiviso (coworking) su tutti i territori, permettendo ai Comuni delle aree marginali di dotarsi di questo servizio. Questi spazi sono pensati come “presidi di comunità”, ossia luoghi in cui evitare l’isolamento della propria casa e consentire una florida relazione tra i South Worker e le comunità locali, troppo spesso rimaste indietro per uno spopolamento emorragico ma non più inevitabile, dotando questi luoghi di infrastrutture di comunità, oltre che di trasporto e di connettività. Per questo motivo, i fondi per i Comuni, nella misura di 10 milioni per l’anno in corso, verrebbero stanziati a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione”.

    Le modifiche proposte sono finalizzate a centrare gli obiettivi cui deve tendere lo smart working nei moderni contesti economici sperimentati dopo la pandemia” – spiega Alessandro Paone, avvocato giuslavorista ed equity partner di LabLaw Studio Legale, realtà da sempre in prima linea nella materia e nelle sperimentazioni normative in diritto del lavoro – “ci siamo concentrati su tre direttrici: la centralità della contrattazione collettiva, quale strumentazione abilitatrice dello smart working a livello generale; la reintroduzione del concetto giuridico di lavoro per obiettivi, poiché altrimenti rischiamo un ritorno al passato favorendo la creazione di lavori a distanza di basso valore aggiunto, quando invece l’esperienza digitale recente ci ha dimostrato che anche a distanza è possibile svolgere attività di elevato contenuto, addirittura arricchendo il bagaglio professionale dele persone in un processo di crescita verticale; da ultimo, favorire l’occupazione in qualunque territorio mediante il lavoro agile: è una leva di coesione territoriale straordinaria, in questo modo è veramente possibile migliorare la struttura quali-quantitativa de nostro mercato del lavoro. Intere aree del paese, oggi impoverite da anni di grandi migrazioni altrove, nelle città dove ci sono industrie e commerci più strutturati in grado di garantire un futuro a partire da un reddito stabile, potranno trattenere o alimentarsi di persone che percepiranno redditi provenienti da qualunque parte dell’Italia e del mondo. Una rivoluzione economica a km 0, che garantisce futuro dove oggi si è costretti a cercarlo altrove”. In conclusione, per Paone: “Vogliamo soprattutto che dalle nostre proposte di modifica emerga forte la necessità di un cambio di approccio culturale verso il lavoro agile, che è espressione di una cultura del lavoro digitale che va recepita da tutti gli attori del sistema perché noi si resti competitivi in un paese che perde sempre più il passo con altre nazioni poste in un ruolo di concorrenza economica. Ce lo chiedono le generazioni di giovani, cui dobbiamo garantire un futuro e di cui siamo oggi chiamati ad intercettare con efficacia le necessità, sogni ed aspirazioni per trattenerli nel nostro paese”.


    Testo della proposta:

    PROPOSTA DI EMENDAMENTO ELABORATA DA:

    SOUTH WORKING – Lavorare al Sud, Dott.ssa Elena MILITELLO e Dott. Mario MIRABILE

    LABLAW STUDIO LEGALE – Avv. Alessandro PAONE

    In relazione al testo: “Disposizioni in materia di lavoro agile (Testo unificato delle proposte di legge C. 2282 Gagliardi, C. 2417 Barzotti, C. 2667 Lucaselli, C. 2685 Vallascas, C. 2817 Serracchiani, C. 2851 Giarrizzo, C. 2870 Giarrizzo, C. 2908 Villani, C. 3027 Mura e C. 3150 Zangrillo)”

    TESTO UNIFICATO ADOTTATO COME TESTO BASE (All. 8 al BOLLETTINO

    DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI – Lavoro pubblico e privato (XI), Seduta del 16 marzo 2022)

    1. Dopo l’art. X è inserito il seguente:

    “Art. X-bis

    (Misure a favore dei Comuni per incentivare il lavoro agile nel Sud e nelle Aree Interne)

    1. Al fine di favorire la coesione territoriale e la ripresa nei Comuni del mezzogiorno e nelle Aree Interne, come individuate dalla SNAI, nonché una ampia distribuzione dei lavoratori in lavoro agile su tutto il territorio nazionale, i Comuni destinano porzioni del proprio patrimonio immobiliare a spazi di lavoro condiviso da mettere a disposizione delle comunità locali e dei lavoratori agili.
    1. Con decreto del Ministro del Sud e della Coesione, di concerto con il  Ministro del Lavoro, da adottarsi entra sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, vengono individuati i criteri di riparto delle risorse ai Comuni, di cui al comma 1, per la predisposizione dei locali che assicurano  il rispetto delle norme in materia di sicurezza del lavoro, la stabilità della connessione alle reti nonché la  presenza di spazi collettivi e individuali. 
    1. Per la realizzazione degli spazi di cui al comma 1 è stanziato, per l’anno 2022, l’importo di dieci milioni di euro a valere sul  Fondo Sviluppo e Coesione di cui al decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88.”

    2. All’art. 1 sono apportate le seguenti modifiche:

    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 1, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce “(…) con forme di organizzazione per fasi e cicli e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto”, è sostituito dalla seguente formulazione: “(…) di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, senza vincoli di luogo, nel rispetto  dell’orario stabilito fra le parti entro il periodo di durata massima consentita dalla legge o dalla contrattazione collettiva, e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa anche da remoto”.
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce che  “Il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato tra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (…)” è sostituito dalla seguente formulazione “Ai fini dell’accesso al lavoro agile da parte di datori di lavoro e lavoratori, i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati tra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (…)”;
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, lett. a, l. 81/2017), dopo la parte in cui si statuisce che “nell’ambito di una riorganizzazione del metodo di lavoro interno all’azienda”, è aggiunto il seguente inciso: “in coerenza e sintonia con le esigenze dell’organizzazione adottata dall’impresa”;
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, lett. e, l. 81/2017), nella parte in cui si statuisce che  “il diritto alla disconnessione (…)” è sostituito dalla seguente formulazione: “le modalità e i tempi per l’esercizio del diritto alla disconnessione (…)”;
    1. il comma 1 (con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017), dopo la lettera e) sono aggiunte le seguenti:

    “f) eventuali regole da rispettare, nell’interesse della sicurezza e della riservatezza delle informazioni trattate, per esercitare il diritto a lavorare da spazi diversi dalla propria abitazione;

    g) la disciplina dell’orario di lavoro entro cui svolgere la prestazione e comunque dell’orario massimo consentito su base giornaliera, settimanale o mensile;


    h) promuovere stabilmente lo svolgimento della prestazione in modalità agile anche in territori diversi da quelli ove ha sede l’impresa, favorendo la mobilità interterritoriale Nord-Centro-Sud ai fini del generale miglioramento delle condizioni quali-quantitative del mercato del lavoro nazionale, il tutto anche al fine di favorire la coesione territoriale e della percezione di incentivi statali”.

    3.  All’art. 3 sono apportate le seguenti modifiche:

    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, l. 81/2017), le parole “c) il monte ore di almeno il 30 per cento da dedicare a ciascuna attività in modalità agile, in quanto compatibile” sono sostituite da: “c) l’informativa in materia di trattamento dei dati, anche ai sensi dell’art. 4, L. 300 del 1970;”
    2. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, lett. d, l. 81/2017), dopo le parole “le fasce orarie di reperibilità per i lavoratori in modalità agile” è inserito il seguente inciso: “La reperibilità ai sensi del presente contratto non costituisce fonte di indennità economica se non diversamente pattuito dalla contrattazione collettiva o individuale”;
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 2, lett. f, l. 81/2017), prima delle parole “le misure tecniche e organizzative necessarie” è inserito il seguente  inciso: “in coerenza con l’art. 18, co. 2, e con l’art. 24 bis della presente legge (…)”
    1. nel comma 1 (con riferimento all’art. 19, co. 6, l. 81/2017), le parole “La mancata promozione delle procedure per la stipulazione degli accordi di cui al comma 2 costituisce condotta antisindacale ai sensi dell’articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300 » sono soppresse.

    RELAZIONE ILLUSTRATIVA

    La proposta di emendamento presentata ha carattere trasversale e vuole mettere in chiaro il definitivo superamento del concetto di lavoro agile inteso come lavoro da remoto, con il fine di valorizzare lo smart working quale modello di lavoro attorno al quale le aziende possono costruire nuove strutture organizzative, andando incontro alle persone, sviluppando una nuova cultura digitale sfidante ed inclusiva, in cui i limiti territoriali non siano più percepiti come tali a vantaggio dell’intero mercato del lavoro.

    In questo modo sarà possibile consentire, a chi lo desidera, di continuare a lavorare in modo agile anche per lunghi periodi dai territori di preferenza, valorizzando il Sud e le aree interne del Paese, con un miglioramento quali quantitativo dell’intera forza lavoro nazionale che potrà essere così trattenuta con l’offerta concreta di un futuro professionale adeguato, riducendo flussi migratori che impoveriscono molte aree dell’Italia.

    Le proposte di modifica si concentrano su un modello di lavoro agile per obiettivi, ben diverso dal telelavoro, sulla centralità del ruolo della contrattazione collettiva e sulla necessità di dotare tutti i territori di infrastrutture adatte al lavoro, nella forma di spazi di coworking, utili per consentire confronti e aggregazioni in grado di elevare culturalmente qualunque area del nostro Paese.

    Per quanto concerne il comma 1 dell’emendamento, relativo all’introduzione di un apposito articolo rubricato “Misure a favore dei Comuni per incentivare il lavoro agile nel Sud e nelle Aree Interne”, la proposta è ispirata a una visione volta a garantire la coesione territoriale e contribuire a ridurre gli enormi divari tra regioni e tra grandi città e aree interne del Paese, tra grandi distretti urbani e aree marginali. Nel Focus sul South Working del Rapporto SVIMEZ 2020 si stimano circa 58.000 lavoratori e lavoratrici potenzialmente interessate al South Working nel lungo periodo (pag. 215), mentre una recente ricerca dell’Associazione Italiana Direttori del Personale ha fatto emergere un’apertura al South Working nel 15% delle aziende intervistate. Si tratta di una modalità di lavoro già ampiamente adottata in via sperimentale dai lavoratori e dalle lavoratrici, spesso coloro i quali erano stati “migranti intellettuali”, lasciando le proprie reti sociali e familiari per cercare migliori opportunità di studio e di lavoro lontani dai propri territori di origine. I South Worker meritano un riconoscimento normativo a livello centrale per superare le resistenze anti-moderne e garantire un approccio di reciproco vantaggio tra tutti i portatori di interesse, basato sulla volontarietà per i lavoratori, sull’aumento di produttività per i datori di lavoro e sul recupero dei legami di comunità per i territori interessati ad attrarre capitale umano In particolare, l’esperienza acquisita in questi due anni di telelavoro emergenziale da casa, spesso isolati e con doppio o triplo carico di lavoro, specie per le lavoratrici donne con figli e/o genitori a carico, ci spinge a riflettere sulla possibilità di incentivare la diffusione di spazi di lavoro condiviso (coworking) su tutti i territori, permettendo ai Comuni delle aree marginali di dotarsi di questo servizio. Questi spazi sono pensati come “presidi di comunità”, ossia luoghi in cui evitare l’isolamento della propria casa e consentire una florida relazione tra i South Worker e le comunità locali, troppo spesso rimaste indietro per uno spopolamento emorragico ma non più inevitabile, dotando questi luoghi di infrastrutture di comunità, oltre che di trasporto e di connettività. Per questo motivo, i fondi per i Comuni, nella misura di 10 milioni per l’anno in corso, verrebbero stanziati a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione.

    In relazione all’art. 18, co. 1, l. 81/2017, viene reinserita, come nella formulazione di legge attualmente vigente la definizione di lavoro agile come lavoro per fasi, cicli e obiettivi. Infatti, il superamento del tema “obiettivi” nell’attuale testo unificato ha un valore giuridico negativo sull’intero impianto. Il lavoro agile rappresenta, nell’esperienza pandemica e post-pandemica, una modalità di lavoro nuova e diversa, che favorisce l’autonomia professionale e la crescita in termini quali-quantitativi. L’eliminazione del concetto di “obiettivi” porta con sé un impoverimento della fattispecie, che rischia di diventare non una leva di sviluppo ma di creazione di lavori a basso valore aggiunto, dannosi per l’intero ecosistema. Così il lavoro agile perderebbe la sua vocazione per trasformarsi in un telelavoro moderno, ma povero e scarsamente edificante. Per questo devono ribadirsi gli archetipi della sua libertà come la presenza di obiettivi, l’assenza di vincoli di territorio e di orario.

    Con riferimento all’art. 18, co. 2, l. 81/2017,  si segnala come l’attuale formula di riserva denota una deriva assistenzialistica che lo strumento non dovrebbe avere nella sua connotazione organizzativa pura. Se tuttavia il punto vuole essere mantenuto, occorre equilibrarlo con le esigenze organizzative a tutela dell’impresa ma anche dei lavoratori, i quali per il semplice diritto statale potrebbero, nell’esperienza pratica, risultare danneggiati in quanto tenuti fuori dalle aree organizzative soggette a maggior sviluppo. La modernità è qualcosa che va gestita in modo organico e armonico nell’impianto della legge.

    In relazione al comma 2, lett. B) dell’emendamento, in questo modo si esplicita in maniera più coerente e limpida la necessità che sia la contrattazione collettiva a legittimare il ricorso al lavoro agile, quale strumento di garanzia e pluralismo dal basso. Il riferimento deve essere “ai contratti collettivi” e non “al contratto”, in coerenza con l’assetto del sistema di diritto intersindacale vigente ai sensi dell’art. 39 Cost.

    In relazione al comma 2, lett. D) dell’emendamento, a contrattazione deve regolamentare aspetti pratici, la qualificazione del diritto è già operata dalla legge nel nuovo art. 24 bis. E questa regola è anche la più utile per dare efficacia alla previsione, perché è la contrattazione che, in quanto più vicina al basso, può stabilire quale sia il metodo più efficace settore per settore. 

    Per quanto concerne l’art. 2, lett. E) dell’emendamento, in relazione all’introduzione della lett. f) dell’art. 19, la libertà di scelta del luogo di lavoro è fondamentale nell’assetto del lavoro agile come sperimentato a livello mondiale. Va tenuta una linea di coerenza con le esigenze dell’impresa come regolamentate dalla contrattazione. In relazione alla successiva lett. g), l’orario di lavoro va coordinato con quello stabilito nei contratti nazionali per la prestazione in presenza. In questo senso solo la contrattazione collettiva deve gestire tale aspetto. Infine, in relazione alla novella della lett. h, la norma punta a promuovere il lavoro agile quale leva per lo sviluppo quali-quantitativo del lavoro in Italia, mediante l’incentivazione ad assumere risorse anche in territori diversi da quelli ove ha sede l’impresa, entro contesti professionali sempre più digitali, interconnessi e assorbenti, per un generale miglioramento delle condizioni del nostro mercato del lavoro, in questo modo in grado di offrire possibilità occupazionali anche nelle aree ove oggi la carenza di imprese fisiche rende impossibili tali sbocchi.

    In relazione al comma 3, lett. A), si sopprime l’attuale lett. c) in quanto questa previsione rischia di rappresentare un intervento statale troppo invadente, nell’ambito di attività il cui svolgimento materiale da remoto o in presenza rientrano nel perimetro di competenza esclusiva dell’impresa ai sensi dell’art. 41 Cost. Al contempo si introduce il riferimento al trattamento dei dati personali, in coerenza con le regole ordinarie e onde evitare fraintendimenti.

    Relativamente al comma 3, lett. B), deve essere chiaro che la reperibilità non dà diritto alla percezione di indennità, salvo che essa non sia richiesta in modo espresso per la tipologia di apporto di lavoro. 

    La successiva lettera C) rappresenta un mero inciso di riallineamento nel testo della norma.

    Infine, la lettera D) del comma 3 dell’emendamento è soppressa in quanto tale previsione è tecnicamente errata: le procedure richiamate sono quelle afferenti la contrattazione nazionale di categoria, o quella aziendale.In entrambii casi, l’esistenza della contratazione, essendo il presupposto dell’attivazione del lavoro agile, è di per sé una condotta antisindacale qualora un datore di lavoro procedesse alla implementazione del lavoro agile.

    Dalle proposte di modifica illustrate sopra, emerge la necessità di un cambio di approccio culturale verso il lavoro agile, che è espressione di una cultura del lavoro digitale che va recepita da tutti gli attori del sistema perché si resti competitivi in un Paese che perde sempre più il passo con gli altri Stati posti in un ruolo di concorrenza economica, al fine di garantire contemporaneamente i valori costituzionalmente protetti della coesione territoriale e dell’equità intergenerazionale.

    Pubblicato
    il 6 Aprile 2022

    di Rosaria Amato

    La richiesta di continuare a lavorare da casa viene soprattutto da una fascia di giovani laureati (tra i 18 e i 35 anni), in prevalenza del Mezzogiorno. Ma il modello che prevale è piuttosto quello dello smartworking con un’alternanza su base settimanale. Un tipo di organizzazione che potrebbe mettere fine al fenomeno del south working: «È un’esigenza che nasce dal desiderio di libertà nell’organizzazione del lavoro che contraddistingue la nostra generazione – dice Mario Mirabile, vicepresidente dell’associazione South Working, nata nel marzo 2020 – anche se probabilmente non va bene per un giovane al primo impiego, che ha bisogno di integrarsi nel contesto aziendale. Ma è un tipo di esperienza che adesso viene valorizzata anche dal Pnrr, con i progetti sui borghi, che spingono il coworking. E abbiamo appena siglato una partnership con Randstad che ci sta permettendo di raccogliere molte richieste di aziende che cercano risorse al Sud».

    Leggi l’articolo su la Repubblica

        

                                           

    Pubblicato
    il

    di BBC News – World Service

    “Mario Mirabile from South Working in Italy tells us how he’s been helping his fellow remote workers adjust to the lifestyle” (dal min. 21:56).

    Oppure, ascolta il podcast cliccando e accedendo al sito della BBC.

        

                                           

    Pubblicato
    il 19 Marzo 2022

    di Redazione ANSA

    DUBAI, 17 MAR – Smart working, co-working e south working sono i nuovi paradigmi del mondo del lavoro post-pandemia, e sono strumenti di promozione della sostenibilità ambientale ed economica, di lotta allo spopolamento dei territori e di promozione della parità di genere che hanno bisogno di un maggiore sostegno istituzionale.
    E’ quanto emerso dalle riflessioni di esperti e rappresentanti del mondo accademico e dell’innovazione nel corso dell’evento “The (work) places of the future” tenutosi al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai.
    I principali temi del forum sono stati il lavoro a distanza e i nuovi modelli organizzativi nel mondo post-pandemia; gli spazi di co-working e le iniziative comunitarie come sostegno della rigenerazione culturale e sociale dei territori considerati marginali; il south working opportunità per rilanciare il tessuto sociale, nuove competenze e percorsi educativi innovativi.
    L’incontro si è articolato in quattro ambiti di riflessione sul lavoro del futuro: economia, formazione, cultura, ambiente, con le testimonianze di diverse realtà attive in Italia: l’Apple Developer Academy di Napoli; l’associazione South Working; PI Campus; H-Farm; Talent Garden; il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale; Farm Cultural Park; BASE Milano; Trentino Sviluppo.

    Leggi l’articolo su ANSA

        

                                           

    Pubblicato
    il

    di Rita Maria Stanca

    Quando si parla di fuga di cervelli in Italia a pagare il dazio è soprattutto il Meridione che, anno dopo anno, registra il grande esodo di giovani studenti, laureati e talenti che lasciano le proprie città di origine per emigrare all’estero o verso il Nord del Paese.

    E se fosse possibile non fare le valigie, lasciare affetti, profumi e colori della propria terra e lavorare a pochi passi dalla spiaggia, in Sicilia, Calabria, o Puglia per aziende di Milano, Torino?  Da oggi è possibile. Proprio per agevolare l’assunzione di lavoratori del Sud Italia presso aziende del Centro-Nord, permettendo loro di lavorare in smart working dai territori d’origine ed evitare lo spopolamento dei borghi, l’operatore di servizi HR Randstad  e l’associazione South Working che studia e promuove il lavoro agile e da remoto nel Mezzogiorno d’Italia, hanno siglato un protocollo d’intesa.

    Leggi l’articolo su Corriere della Sera

        

                                           

    Pubblicato
    il 13 Marzo 2022

    di Elena Militello, Mario Mirabile (South Working – Lavorare dal Sud A.P.S.)

    Nei mesi della pandemia, in Italia, molti lavoratori si sono trovati a lavorare a distanza dalle regioni del Sud per datori di lavoro situati altrove, al Nord o all’este- ro. In questo contesto è nato il progetto «South Working – Lavorare dal Sud», che mira al miglioramento della coesione economica, sociale e territoriale, guardando allo strumento del lavoro a distanza, in via principale da dove si desidera, con l’obiettivo di arginare il deflusso di capitale umano dal Mezzogiorno e contribuire alla riduzione dei divari esistenti. Nel presente FOCUS, dopo una breve descrizione del contesto in cui si è sviluppato il fenomeno, verrà presentato il progetto e i primi dati che emergono da un sondaggio anonimo esplorativo rivolto ai lavoratori, per un totale di risposte pari a 1.860 persone tra il 17 giugno 2020 e il 28 settembre 2020.

    Ben prima della pandemia Covid-19, era nota la gravità del problema dello spo- polamento e della perdita di capitale umano per il Sud Italia, in particolare in rela- zione alle c.d. «migrazioni intellettuali», che conducono a parlare di «inesauribile impoverimento del Meridione». Alla particolare drammaticità del momento presen- te, legata alla trasversale sofferenza causata dal Covid-19, si aggiunge la prospettiva di una grave recessione economica, con conseguenze sui tassi di occupazione. In particolare, i giovani sono colpiti in modo sproporzionato dalla crisi Covid-19, con molteplici shock tra cui interruzioni dell’istruzione e della formazione, occupazione e perdita di reddito e maggiori difficoltà a trovare un lavoro. Ciò rischia di avere effetti significativi sulla capacità degli individui di accedere al credito o pagare affitti, mutui e spese domestiche e per la famiglia. I rischi appaiono ancora più significativi per chi risiede al Sud e per le donne.

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    il 12 Marzo 2022

    di Ilaria Mariotti, Dante Di Matteo (Politecnico di Milano)

    Abstract

    Coworking spaces are “serendipity accelerators” designed to host creative people and entrepreneurs. While recent literature has started exploring the indirect effects of coworking spaces on the local context, little is still known on how coworking spaces may directly affect the coworkers’ economic performance and wellbeing. Using a novel dataset based on a survey of 326 CWs working in the Italian coworking spaces in 2018, this paper explores the potential economic impact for coworkers, depending on whether a coworking space is localized in a peripheral or an urban area. Through a propensity-score matching approach, we found that being located in a peripheral area for coworkers may represent an opportunity to earn more than working in an urban center. The same holds for the organization coworkers belong to.

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    di Federica Longoni (TU Delft)

    Abstract

    In May 2020 Twitter executive officer Jack Dorsey announced that all Twitter employees will be allowed to work from home forever. Moreover, he promised to increas allowances for buying home office supplies, such as desk, chairs etc. The aim is to transform the most private space, the home, into a preoductive realm. How did we get there? During the current time of the Coronavirus pandemic working from home was a condition which initially came out of of necessity. However, recently there has been a reconsideration of the phenomenon. What if this goes on forever?
    On the other hand, Internet, which is the abbreviation of Interconnected network, has been around for many decades and its ubiquity and reliabilily are not something totally new, although certaintly implemented durin the last years.

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    di Francesco Martinico, Paolo La Greca (Università degli Studi di Catania)

    Il libro

    Il volume raccoglie le riflessioni di dieci urbanisti italiani sulle sfide del dopo Covid-19. Cosa cambierà nelle modalità dell’abitare? Come si modificheranno le città, sempre più estese e dense al tempo stesso? Come si trasformerà, in esse, la distribuzione delle persone e delle attività?
    I diversi contributi sono stati scritti tra la fine dell’estate e l’autunno del 2020, all’inizio della seconda ondata della pandemia, pertanto la pubblicazione dei testi qui raccolti comporta l’assunzione di un rischio da parte dei loro autori poiché il quadro complessivo è in continuo mutamento.
    I saggi, nella diversità dei loro orientamenti e delle culture che ne sono alla base, ambiscono a contribuire alla visione del nuovo percorso che ci attende tutti. La convinzione comune che li lega è che gli aspetti insediativi – e, più in generale, territoriali – sono e saranno essenziali nella costruzione del mondo nuovo, quando potremo finalmente dire di essere usciti dall’emergenza sanitaria.

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    di Peter Dizikes | MIT News Office

    During the Covid-19 pandemic, many office workers have developed flexible working arrangements, to avoid too much time spent in crowded offices. But an MIT-supported survey project reveals a twist on this now-familiar scenario: Many workers with location flexibility are not necessarily working from home. Instead, they are taking their work to a “third place,” including cafés, libraries, and co-working spaces. About one-third of nonoffice work hours are spent in such places, the data show, even if those locations put people in closer proximity to others than working at home might.

    The results come from the November and December iterations of the Survey of Working Arrangements and Attitudes, a joint monthly project in which MIT has joined forces with the University of Chicago, Stanford University, and the Instituto Tecnológico Autónomo de México. To learn more about this trend and its implications, MIT News spoke with Jinhua Zhao, associate professor of transportation and city planning in MIT’s Department of Urban Studies and Planning, and director of the MIT Mobility Initiative, who is working with his students Nick Caros and Xiaotong Guo on this project.

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    di Fulvio Fortezza, Bernardo Figueiredo, Daiane Scaraboto, Giacomo Del Chiappa

    Abstract

    This study examines how hybrid organisations might manage multiple logics to design experiences that may prompt consumer transformation. Literature on hybrid organisations has mostly examined how they manage tensions and challenges related to logic multiplicity. Less is known about how they combine multiple logics to facilitate consumer self-transformation. We conducted an extended case study of Home4Creativity, an accommodation business guided by a blend of market, family and community logics. We found that the business promotes the interplay among logics through three strategies (substitution, alternation and integration) to suspend habitual experiences, redirect consumer attention and invite consumer identification. Thus, we show how managing multiple logics can support businesses in designing transformative experiences. These findings contribute to the literature on hybrid organisations by advancing knowledge of how they can facilitate consumer self-transformation. Further, they extend interdisciplinary research on transformative value by unpacking how the handling of multiple logics can lead to offerings that prompt consumer transformation.

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    di Cristina Pasqualini, Fabio Introini, Andrea Rubin (Università Cattolica del Sacro Cuore, Italy)

    Il Rapporto Italiani nel Mondo giunge, nel 2021, alla sedicesima edizione. Vi hanno partecipato 75 autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 54 saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; Indagini; Riflessioni; Speciale Covid-19 e città del mondo; Allegati socio-statistici.

    L’edizione di quest’anno si interroga e riflette su come l’epidemia di Covid-19 abbia influenzato la mobilità italiana. Cosa ne è stato dei progetti di chi aveva intenzione di partire? Come hanno vissuto coloro i quali, invece, all’estero già risiedevano? Chi è rientrato? Chi è rimasto all’estero? E cosa è successo ai flussi interni al Paese?

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    di Mina Akhavan, Ilaria Mariotti, Federica Rossi (Politecnico di Milano, Italy)

    Abstract

    Coworking space is predominantly an urban phenomenon. Nevertheless, in the last few years, peripheral and rural areas are becoming attractive for this typology of new working spaces, but the literature on this topic is scant.

    The current paper aims to fill this gap by reviewing the studies on this issue and discussing the renewed role of coworking spaces in peripheral and rural areas during the Covid-19 pandemic, focusing on Italy. Moreover, a detailed and updated picture of the increasing number of coworking spaces in 2018-2020 in the Italian Inner Areas and rural areas is provided. Finally, some case studies of peripheral and rural coworking spaces are presented, followed by conclusions and further research.

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    di Irene Manzini Ceinar (University College London, UK), Ilaria Mariotti (Politecnico di Milano, Italy)

    Abstract

    The Covid-19 pandemic has altered the habits and lifestyle of every citizen worldwide who is experiencing social distancing, mainly in the work environment, increasing the degree of uncertainty, especially in creative and innovative sectors. New trends, such as remote working and teleworking, emerged, marking a shift in the working culture, and producing a growth of intermittent work modalities and diverse, even community-led, dynamics affecting our urban environment economically, socially, and spatially.
    During the year 2020, we have been witnessed a wave of workers moving from traditional work in the office (Second Place) to teleworking at home (First Place) or a Third place (i.e., coworking spaces), with significant effects on the worker’s performance and the geography of work, including implications for the environment. Even if the turn towards local coworking places was already in place, the impact of Covid-19 on coworking has rendered these local spaces vital pieces of an infrastructure of local resilience as work will shift away from global metropolitan areas, as suggested by numerous analyses based on extensive surveys. Within this context, the present paper aims to explore whether and how teleworking impacts the worker him/herself in terms of productivity, quality of life, and well-being. Moreover, the effects of working in a local coworking space (community-led coworking space) are discussed, and attention is devoted to the role of these workplaces to accommodate teleworkers.

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    di Mario Mirabile (Vicepresidente esecutivo e project manager, South Working – Lavorare dal Sud), Flavia Amoroso (Operations Manager, South Working) e Gabriele Crupi (Project manager junior)

    Lo scritto affronta alcune delle nuove sfide del lavoro a distanza e dei nuovi stili di vita ad esso associati. In particolare, la prima parte del testo si focalizza sull’analisi dello stile di vita associato generalmente al lavoro agile, con riferimento alla legge 81/2017. Successivamente, gli autori mettono in evidenza il caso dell’associazione “South Working® – Lavorare dal Sud”, dei South Worker e delle trasformazioni socio-culturali che il movimento d’opinione sta stimolando, sulla base del movimento migratorio legato al Covid-19, che porta i lavoratori a scegliere di operare da remoto dall’Italia e, in particolare, dal Sud e dalle aree interne e marginali del Paese. La terza parte dello scritto affronta le questioni relative agli stili di vita dei South Worker, gli aspetti positivi e le criticità associabili al modello del lavoro da casa. Il testo termina con alcune considerazioni finali che mirano a indicare la necessità di un maggiore approfondimento delle questioni che riguardano tale fenomeno, fornendo anche alcune indicazioni su ciò che gli autori ritengono particolarmente rilevante per la definizione degli stili di vita dei South Worker e delle metamorfosi socio-culturali del lavoro.

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    di Mario Mirabile (Vicepresidente esecutivo e project manager, South Working – Lavorare dal Sud) e Martina Derito (systemic & graphic designer)

    L’idea del lavoro agile dal Sud, o “South Working”, come l’abbiamo chiamato a marzo 2020, sta ricevendo attenzioni mediatiche a livello nazionale e internazionale, ed è quindi soggetto a interpretazioni individuali. È normale che ciò avvenga, vista la natura ibrida del lavoro nella sua dimensione sociale, individuale e collettiva.

    In questo contributo, racconteremo brevemente quali sono i nostri obiettivi e gli strumenti che stiamo utilizzando per raggiungerli, in un dialogo aperto e dal basso. Qui, invece, non è discusso il contesto generale all’interno del quale nasce l’associazione di promozione sociale “South Working – Lavorare dal Sud” (nel prosieguo, “South Working”) e le differenti fasi progettuali attraverso le quali il progetto si sta sviluppando.

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