Ricerca | Il lavoro “a geografia variabile”. Il fenomeno del south working. In «Rapporto Italiani nel Mondo 2021».

Pubblicato
il 12 Marzo 2022

di Cristina Pasqualini, Fabio Introini, Andrea Rubin (Università Cattolica del Sacro Cuore, Italy)

Il Rapporto Italiani nel Mondo giunge, nel 2021, alla sedicesima edizione. Vi hanno partecipato 75 autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 54 saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; Indagini; Riflessioni; Speciale Covid-19 e città del mondo; Allegati socio-statistici.

L’edizione di quest’anno si interroga e riflette su come l’epidemia di Covid-19 abbia influenzato la mobilità italiana. Cosa ne è stato dei progetti di chi aveva intenzione di partire? Come hanno vissuto coloro i quali, invece, all’estero già risiedevano? Chi è rientrato? Chi è rimasto all’estero? E cosa è successo ai flussi interni al Paese?

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di Mina Akhavan, Ilaria Mariotti, Federica Rossi (Politecnico di Milano, Italy)

Abstract

Coworking space is predominantly an urban phenomenon. Nevertheless, in the last few years, peripheral and rural areas are becoming attractive for this typology of new working spaces, but the literature on this topic is scant.

The current paper aims to fill this gap by reviewing the studies on this issue and discussing the renewed role of coworking spaces in peripheral and rural areas during the Covid-19 pandemic, focusing on Italy. Moreover, a detailed and updated picture of the increasing number of coworking spaces in 2018-2020 in the Italian Inner Areas and rural areas is provided. Finally, some case studies of peripheral and rural coworking spaces are presented, followed by conclusions and further research.

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di Irene Manzini Ceinar (University College London, UK), Ilaria Mariotti (Politecnico di Milano, Italy)

Abstract

The Covid-19 pandemic has altered the habits and lifestyle of every citizen worldwide who is experiencing social distancing, mainly in the work environment, increasing the degree of uncertainty, especially in creative and innovative sectors. New trends, such as remote working and teleworking, emerged, marking a shift in the working culture, and producing a growth of intermittent work modalities and diverse, even community-led, dynamics affecting our urban environment economically, socially, and spatially.
During the year 2020, we have been witnessed a wave of workers moving from traditional work in the office (Second Place) to teleworking at home (First Place) or a Third place (i.e., coworking spaces), with significant effects on the worker’s performance and the geography of work, including implications for the environment. Even if the turn towards local coworking places was already in place, the impact of Covid-19 on coworking has rendered these local spaces vital pieces of an infrastructure of local resilience as work will shift away from global metropolitan areas, as suggested by numerous analyses based on extensive surveys. Within this context, the present paper aims to explore whether and how teleworking impacts the worker him/herself in terms of productivity, quality of life, and well-being. Moreover, the effects of working in a local coworking space (community-led coworking space) are discussed, and attention is devoted to the role of these workplaces to accommodate teleworkers.

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di Giuliana Sanò (University of Messina), Francesco Della Puppa (Ca’ Foscari University of Venice)

Abstract

The article analyses the forms of mobility and (im)mobility of migrants and asylum seekers who are outside the institutional reception system. Through the narration of two ethnographic cases placed in northern and southern Italy, the authors retrace the biographical and geographic trajectories of migrants, and compare them with territorial policies. By analysing two very different contexts from the economic and social point of view, we highlight the similarities between these territories, the mobility and immobility they generate and through which they are crossed, before and during the COVID-19 pandemic.

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di Elena Formia, Valentina Gianfrate, Elena Vai

Nell’era dell’immaterialità e della conoscenza, alla luce dei profondi cambiamenti che la crisi con-temporanea impone di affrontare, il design rappresenta un mezzo di interpretazione delle muta-zioni e di intermediazione tra saperi, integrando valori tangibili, intangibili ed esperienze. Forme di trasformazione e di innovazione sono il risultato di specifiche interazioni co-evolutive tra persone, tecnologie, politiche e infrastrutture, in processi simultanei e multidimensionali. In questo contesto, l’Advanced Design abilita pratiche sociali, nuovi linguaggi, approcci e comportamenti responsabili, dimensioni del tempo inedite. Aprendo a una pluralità di contributi, il libro offre possibili narrazioni di episodi interni alle culture del progetto che hanno rappresentato prototipi di mutazione, al fine di individuare punti di continuità e di rottura nell’evoluzione delle relazioni tra umano, città e natura.

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di Barbara Gagliardi (Università di Torino)

Abstract

L’emergenza pandemica ha determinato il ricorso generalizzato da parte delle pubbliche amministrazioni al lavoro agile, costringendo a “prendere sul serio” una modalità di esecuzione della prestazione di lavoro subordinato sino ad oggi di sporadica applicazione, con effetti destinati a riflettersi sull’organizzazione delle pubbliche amministrazioni anche sul lungo periodo. Il buon funzionamento dell’istituto richiede tuttavia il superamento della tradizionale cultura burocratica, oltre a un più deciso ricorso agli strumenti tecnologici.

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di Luca Bianchi, Amedeo Lepore, Stefano Palermo, Imbriani Cesare, Piergiuseppe Morone, Mario Bonaccorso

The structural changes affecting the organization of the international economy and an increasingly close relationship between sustainable development and the new industrial revolution have made, for some years now, the issues of bioeconomy and circular economy part of the analysis on possible growth trends of the South and of the Country as a whole. This is even more true in light of the crisis caused by the COVID-19 pandemic which on the one hand is accelerating changes that existed before the arrival of the coronavirus, and on the other is favouring the shaping of new production and consumption models. The aim of this paper – based on the updating of the remarks made in the SVIMEZ 2020 Report – is to present the guidelines drawn by the Association for the Industrial Development of the South over the last year, making use of the contribution of an interdisciplinary working group specially constituted. Thus, an overall picture of the current diffusion of the circular bioeconomy in Southern Italy, the links with European strategies and the definition of new models of sustainable development emerge, with some possible policy indications to think about for a meta-sector that is potentially able not only to support the recovery of the South, but also to encourage the engagement of a significant part of its production chains in new international value chains.

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di Anne-Iris Romens (University of Milano-Bicocca)

Un numero crescente di pubblicazioni in lingua italiana studia il lavoro da remoto, in particolare dopo che il lockdown ha costretto migliaia di lavoratrici e lavoratori a ricorrere a questa modalità lavorativa. Tuttavia, sono poche le ricerche che analizzano l’argomento con una prospettiva di genere. Attraverso la revisione della letteratura, il contributo mette in discussione l’idea secondo la quale il lavoro da remoto permetta di migliorare la conciliazione tra i diversi tempi di vita, riducendo le disuguaglianze in base al genere. L’articolo sostiene che sia necessario contestualizzare il lavoro da remoto, in quanto in un regime di genere asimmetrico come quello italiano, questa modalità può rafforzare la divisione tradizionale del lavoro in base al genere. Si rivisitano inoltre in una prospettiva di genere le nozioni utilizzate nella letteratura per riferirsi al lavoro da remoto e alla conciliazione tra vita e lavoro. Quindi l’articolo studia, contestualizzandolo, l’impatto del lavoro da remoto sulla conciliazione tra tempi di vita. Infine, nelle conclusioni ci soffermiamo sugli ambiti nei quali potrebbero essere svolte ulteriori ricerche.

Allo scopo di dare un contributo alla discussione su un tema così complesso, mediante gli strumenti teorici e metodologici dell’antropologia, il panel intende sollecitare una riflessione che sia innanzitutto in grado di decostruire le retoriche mainstream riguardanti le aree interne (ad esempio l’estetica dei piccoli borghi, l’elogio della lentezza, gli abusati concetti di resilienza, decrescita felice e restanza, o, ancora, le pratiche del ritorno alla terra dei giovani e del south working). La proposta del panel mira, dunque, a raccogliere contributi e riflessioni critiche intorno a tali categorie diffuse nella produzione di discorsi che spaziano tra le discipline, generando nuovi sguardi e processi complessi. E intende farlo riflettendo su una possibile idea di futuro di queste aree, a partire dalle esperienze e dai contributi di antropologi che abbiano posto un focus sui luoghi ma soprattutto su chi li abita e li attraversa, in riferimento a questioni abitative, migratorie, produzione locale di saperi e saper fare, forme di neoruralità, processi di produzione e riproduzione dei patrimoni culturali e le pratiche associative ad essi collegate, stratificazioni di lunga durata (traducibili anche in dinamiche non omogenee di potere, nelle molteplici forme in cui può manifestarsi), azioni sui territori capaci di generare dinamiche culturali che passano anche attraverso, l’immaginazione individuale e collettiva dei luoghi.

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di Marina Berardi (Università degli Studi della Basilicata), Domenico Copertino (Università degli Studi della Basilicata), Vita Santoro (Università degli Studi della Basilicata)

Da qualche tempo si assiste, nel nostro Paese, alla produzione di discorsi e retoriche intorno alle cosiddette “aree interne”, un processo sollecitato da un lato, dall’attuazione di strategie di sviluppo nazionali e sovranazionali, e determinato, dall’altro, dall’interesse maturato da parte di differenti ambiti disciplinari e dalle progettualità sempre più diffuse, anche endogene, rivolte a territori fragili, marginali e soggetti a contrazione demografica. Tale processo è stato fortemente accelerato dall’attuale pandemia da COVID-19, tanto da esplodere in breve tempo, producendo miriadi di immaginari e narrazioni, quasi sempre poco rispondenti alle concrete e diseguali condizioni abitative e di vita delle comunità locali, come anche poco attenti alle dinamiche culturali e ai molteplici processi in corso, in primis quelli migratori. Si tratta di quegli stessi luoghi nei quali gli antropologi conducono talvolta le proprie ricerche e di quegli stessi processi che sono soliti osservare, documentare, descrivere, e sui quali producono essi stessi riflessioni e discorsi, contribuendo in tal modo e consapevolmente a consolidarne l’immaginazione e ad accrescere la pletora di etero ed auto rappresentazioni dei territori interni e marginali.

Allo scopo di dare un contributo alla discussione su un tema così complesso, mediante gli strumenti teorici e metodologici dell’antropologia, il panel intende sollecitare una riflessione che sia innanzitutto in grado di decostruire le retoriche mainstream riguardanti le aree interne (ad esempio l’estetica dei piccoli borghi, l’elogio della lentezza, gli abusati concetti di resilienza, decrescita felice e restanza, o, ancora, le pratiche del ritorno alla terra dei giovani e del south working). La proposta del panel mira, dunque, a raccogliere contributi e riflessioni critiche intorno a tali categorie diffuse nella produzione di discorsi che spaziano tra le discipline, generando nuovi sguardi e processi complessi. E intende farlo riflettendo su una possibile idea di futuro di queste aree, a partire dalle esperienze e dai contributi di antropologi che abbiano posto un focus sui luoghi ma soprattutto su chi li abita e li attraversa, in riferimento a questioni abitative, migratorie, produzione locale di saperi e saper fare, forme di neoruralità, processi di produzione e riproduzione dei patrimoni culturali e le pratiche associative ad essi collegate, stratificazioni di lunga durata (traducibili anche in dinamiche non omogenee di potere, nelle molteplici forme in cui può manifestarsi), azioni sui territori capaci di generare dinamiche culturali che passano anche attraverso, l’immaginazione individuale e collettiva dei luoghi.

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di Antonio Aloisi (IE Law School), Valerio De Stefano (York University)

Automazione, algoritmi, piattaforme, smart working: il mondo del lavoro sta vivendo una vera e propria rivoluzione. La paura è che crolli il numero degli occupati e che il lavoro umano venga riconosciuto e apprezzato sempre meno. Si teme la capacità di controllo dei software di intelligenza artificiale. Ma non esistono tecnologie buone e tecnologie cattive; esistono usi distorti e usi consapevoli delle invenzioni e delle innovazioni. La tecnologia cambia rapidamente e incide in profondità in tutti gli ambiti, con esiti spesso preoccupanti. È quello che accade al mondo del lavoro, tra trasformazione digitale, utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale e diffusione delle piattaforme. Che cosa sta accadendo alle professioni che non sono state spazzate via dalla tecnologia? Come ci si confronta con strumenti di sorveglianza dei lavoratori sempre più pervasivi? Quante possibilità ci sono che il modello della gig-economy si affermi come nuovo paradigma produttivo? Che cosa potranno fare le parti sociali e le forze politiche per mettere in campo protezioni efficaci? La qualità del lavoro presente e futuro dipende da come esso è concepito, contrattato e organizzato. La trasformazione digitale può essere infatti un alleato indispensabile, dalla fabbrica alla scrivania, dal magazzino all’ufficio, ma va messa alla prova sul terreno della convenienza sociale e politica e non solo su quello della convenienza economica. Questo libro è uno strumento prezioso per orientarsi con coordinate precise sui nuovi scenari, sui rischi che corriamo e sulle scelte necessarie per affrontare il futuro.

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di Silvia Loré (Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna), Marco Frey (Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna)

Lo Smart Working è un approccio al lavoro flessibile adottato in massa durante la pandemia da Covid-19 per consentire distanziamento sociale e prosecuzione delle attività. Il lockdown ha promosso un cambiamento radicale del concetto di spazio e tempo di lavoro. Ma quali sono gli impatti e quali le potenzialità delle soluzioni di lavoro a distanza? Il presente studio dimostra che lo smart working può configurarsi come una misura vincente per rendere le città più sostenibili e in armonia con l’ambiente, conciliare esigenze di vita e di lavoro, tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, per sopravvivere a crisi di portata globale; riflettere sull’esperienza emergenziale può orientare le imprese verso l’adozione di pratiche più sostenibili proponendosi come promotori della creazione di smart cities.

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di Federica Daniele (Banca d’Italia)

Sulle conseguenze dello smart working in termini di riorganizzazione dell’attività economica all’interno delle città, a cominciare da una sofferenza economico-sociale specialmente per quelle zone a forte prevalenza di uffici, si è parlato molto durante la pandemia (ad esempio qui su Aspenia online). Ma il lavoro da remoto può avere anche delle conseguenze “dinamiche” per città e territori, veicolate dalla mobilità geografica di imprese e lavoratori. Con lo smart working in molti hanno infatti deciso di trasferirsi provvisoriamente a lavorare altrove, fuggendo soprattutto le città più grandi per potere beneficiare di maggiori spazi e prossimità con la natura.

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di Teresa Graziano (University of Catania, Italy)

Abstract

This viewpoint article is aimed at critically scrutinizing both institutional and bottom-up narratives about post-COVID planning scenarios in Italy. Through a critical multimedia discourse analysis, the article tries to deconstruct the most recurring narratives about the future of cities in Italy, particularly those interlacing smart city rhetoric with alternative models of settlements and “soft” planning micro-actions, in order to highlight both conflictual perspectives and new potential paths to follow for a more inclusive tech-led urban development.

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il

di Mario Mirabile (Vicepresidente esecutivo e project manager, South Working – Lavorare dal Sud), Flavia Amoroso (Operations Manager, South Working) e Gabriele Crupi (Project manager junior)

Lo scritto affronta alcune delle nuove sfide del lavoro a distanza e dei nuovi stili di vita ad esso associati. In particolare, la prima parte del testo si focalizza sull’analisi dello stile di vita associato generalmente al lavoro agile, con riferimento alla legge 81/2017. Successivamente, gli autori mettono in evidenza il caso dell’associazione “South Working® – Lavorare dal Sud”, dei South Worker e delle trasformazioni socio-culturali che il movimento d’opinione sta stimolando, sulla base del movimento migratorio legato al Covid-19, che porta i lavoratori a scegliere di operare da remoto dall’Italia e, in particolare, dal Sud e dalle aree interne e marginali del Paese. La terza parte dello scritto affronta le questioni relative agli stili di vita dei South Worker, gli aspetti positivi e le criticità associabili al modello del lavoro da casa. Il testo termina con alcune considerazioni finali che mirano a indicare la necessità di un maggiore approfondimento delle questioni che riguardano tale fenomeno, fornendo anche alcune indicazioni su ciò che gli autori ritengono particolarmente rilevante per la definizione degli stili di vita dei South Worker e delle metamorfosi socio-culturali del lavoro.

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il

di Isabelle Hansez (Université de Liège), Laurent Taskin (Louvain School of Management et CIRTES/LOURIM (UCLouvain)), Jacques-François Thisse (UCLouvain et École nationale des Ponts et Chaussées)

Le «south working» ou un renouveau de la périurbanisation

…On a vu que la localisation de l’emploi influence souvent le choix d’un logement. Le télétravail à temps complet, mais aussi, dans une moindre mesure, celui à temps partiel, rend ce lien obsolète puisqu’il est possible de travailler partout, à condition du moins de bénéficier de très bonnes connexions Internet. De fait, on observe déjà des mouvements de travailleurs vers des régions éloignées de leur anciennes résidences. Leurs nouveaux logements sont souvent situés dans des régions où les terrains sont beaucoup moins chers, ce qui permet aux ménages de profiter de logements plus spacieux. Ces nouvelles localisations peuvent être situées dans des régions dont les travailleurs sont originaires et où séjournent encore des membres de leurs familles. D’autres souhaitent profiter d’un environnement naturel moins stressant que dans une grande ville, voire d’un climat plus agréable. C’est ainsi que l’appellation south working ou nomadisme numérique est apparue lorsque des salariés italiens sont retournés vivre dans le Mezzogiorno et que des travailleurs américains partaient vers la Floride.

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di Mario Mirabile (Vicepresidente esecutivo e project manager, South Working – Lavorare dal Sud) e Martina Derito (systemic & graphic designer)

L’idea del lavoro agile dal Sud, o “South Working”, come l’abbiamo chiamato a marzo 2020, sta ricevendo attenzioni mediatiche a livello nazionale e internazionale, ed è quindi soggetto a interpretazioni individuali. È normale che ciò avvenga, vista la natura ibrida del lavoro nella sua dimensione sociale, individuale e collettiva.

In questo contributo, racconteremo brevemente quali sono i nostri obiettivi e gli strumenti che stiamo utilizzando per raggiungerli, in un dialogo aperto e dal basso. Qui, invece, non è discusso il contesto generale all’interno del quale nasce l’associazione di promozione sociale “South Working – Lavorare dal Sud” (nel prosieguo, “South Working”) e le differenti fasi progettuali attraverso le quali il progetto si sta sviluppando.

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il 4 Marzo 2022

Vi raccontiamo un progetto entusiasmante: ‘Smart Walking’, un cammino che porterà il suo ideatore, Davide Fiz, con il suo zaino e il suo pc, sui cammini delle regioni italiane. La mattina si cammina, il pomeriggio si lavora, con il cammino a battere il tempo e con il lavoro che inizia quando, e dove, si fermano i piedi. 

Da marzo a ottobre 2022 Davide, che ha esperienza sia nei cammini che nello smart working, percorrerà 20 cammini in 20 regioni italiane, camminando di mattina e lavorando in remoto al pomeriggio. Alcuni cammini sono conosciuti, altri meno, altri completamente nuovi e sarà lui a inaugurarli. 

Circa 20 km di media al giorno, per un totale previsto di 2500 km. Durante il viaggio quotidianamente Davide racconterà l’Italia attraverso paesaggi, incontri, tradizioni, e si fermerà in ostelli, B&B, campeggi, fattorie, locande che saranno il suo ufficio e il suo alloggio per l’altra metà della giornata.

Al centro del progetto il ‘work-life balance’, il connubio tra lavoro e passioni, la riscoperta del turismo sostenibile e lento fuori dai circuiti mainstream, nei piccoli borghi e a contatto con le comunità locali, la ricerca di una vita attiva, all’aria aperta, fatta di movimento, sport, salute, alimentazione corretta. 

“Voglio mettere alla prova me stesso ma anche il sistema, il territorio e la ricettività, le tecnologie e fornire materiale utile a un dibattito esteso che coinvolge certamente la comunità dei trekker e degli appassionati di outdoor, ma anche i liberi professionisti, i direttori HR, le società di recruiting, i legislatori, le APT locali, e tutti quegli stakeholders che si stanno confrontando sul tema dello Smart Working e di come renderlo possibile, legale, regolamentato, sostenibile e – magari – vantaggioso a livello individuale e sistemico” spiega Davide. 

Seguite il viaggio di Davide e continuate a seguire South Working®, che farà una chiacchierata con lui mentre si trova in viaggio. 

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il 1 Marzo 2022

Reggio Emilia-Palermo, 1 marzo 2022 – Favorire con tutti i mezzi possibili – dallo studio e l’analisi delle nuove norme in materia fino alla raccolta di best pratice – la diffusione del lavoro a distanza e collaborare, sia in ambito pubblico che in quello privato, per la nascita di realtà che supportino questa particolare tipologia di lavoro che coinvolge tra i 5 e gli 8 milioni di italiani, circa il 30% della forza lavoro. Al tempo stesso sostenere la mappatura e la registrazione spontanea alla community di «South Working» di chi intende lavorare secondo i principi dello smart working da territori non industrializzati, in particolare quelli del Sud Italia. Sono alcuni degli obiettivi su cui sono impegnati IFOA, ente specializzato nella formazione professionale e nelle politiche attive del lavoro, e South Working – Lavorare dal Sud, l’associazione di promozione sociale attiva nella diffusione di un modello di lavoro flessibile che permetta di lavorare a distanza in via principale da dove si desidera. Obiettivi contenuti in un Memorandum of understanding recentemente sottoscritto dalle due realtà. 

«L’esperienza maturata nei due anni di pandemia – spiegano IFOA e South Working – Lavorare dal Sud A.P.S. – ha dimostrato i punti di forza del lavoro agile, uno strumento che può consentire al lavoratore di guadagnare una maggiore autonomia, potendo decidere più liberamente come gestire l’attività lavorativa e quindi il proprio tempo, il tempo che dedica a sé stesso e ai suoi affetti, e dall’altro lato al datore di lavoro di mettere in atto un’organizzazione più snella e ottenere una maggiore produttività. Entrambe le parti, inoltre, possono reciprocamente trarre beneficio dai vantaggi che ciascuno ha, avviando, così, un circolo virtuoso».

Se utilizzato correttamente, lo smart working può quindi favorire un netto miglioramento della vita personale dei lavoratori, ma anche delle condizioni ambientali grazie ad una importante riduzione delle emissioni inquinanti come effetto della riduzione del traffico delle auto. «Il lavoro da remoto – proseguono i firmatari dell’accordo – si è rivelato uno strumento utile anche a ridurre il divario economico, sociale e territoriale nel Paese, a patto che si sviluppino e si rafforzino le infrastrutture digitale, di mobilità e sociale identificate dall’Associazione che stanno alla base di questa “rivoluzione” nel mondo del lavoro».

In attesa dell’entrata in vigore delle nuove regole fissate per la fine dello stato d’emergenza Covid, l’accordo assume un valore in più per IFOA e South Working – Lavorare dal Sud, che s’impegnano tra l’altro ad avviare collaborazioni per consentire la diffusione della cultura digitale tra amministratori pubblici, aziende e cittadini, con l’obiettivo di superare il digital divide.

In foto: Mario Mirabile (a sx), Vicepresidente South Working – Lavorare dal Sud e Umberto Lonardoni (a dx), Direttore Generale IFOA.

Contatti:

Mario Mirabile Vicepresidente esecutivo e project manager South Working – Lavorare dal Sud / mario.mirabile@southworking.org Website: www.southworking.org

Monica Cascone Ufficio Stampa IFOA +39 0522 329318 / cascone@ifoa.it Website: www.ifoa.it / Press Area: https://www.ifoa.it/ifoa-media/

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il 19 Febbraio 2022

Il prossimo 23 febbraio, alle 10, il Vice Presidente Esecutivo e Project Manager di South Working® Mario Mirabile parteciperà alle Agorà Democratiche del Partito Democratico, dal titolo ‘Smart Working – Opportunità per le aree interne’. 

Fin da marzo 2020, South Working® è stata attiva per intercettare i bisogni di oltre 45mila lavoratori agili del Sud Italia. Nel corso di questi due anni, è emerso in modo inequivocabile che nuovi modelli virtuosi di lavoro agile e sostenibile possono essere una soluzione per combattere il divario economico e culturale tra le diverse aree d’Italia oltre che valide misure di contrasto al fenomeno dello spopolamento. 

Per questo, siamo entusiasti di partecipare alle Agorà Democratiche per discutere degli inevitabili cambiamenti dei modelli di lavoro. Gli altri partecipanti della prima della due giornate saranno il Sociologo Domenico De Masi, il Presidente Uncem Marco Bussone, il sindaco di Castel del Giudice e Delegato ANCI Aree Interne Lino Gentile, la Direttrice di ‘Riabilitare l’Italia’ Sabrina Lucatelli, il Direttore di Coesione Territoriale e Infrastrutture Confindustria Giuseppe Mele, il Consigliere delegata di Randstad Alessandro Ramazza e la Segretaria Confederale CGIL Tania Scacchetti. Modera la Responsabile Nazionale PD per i Piccoli Comuni Micaela Fanelli. Previsto anche un intervento del Vice Segretario Nazionale del Pd Giuseppe Provenzano. 

Per tutte le informazioni, visita il sito di Agorà Democratiche: lo trovi qui.

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il 17 Gennaio 2022

Study Room è un progetto nato a Napoli nel quartiere Fuorigrotta nel 2019, patrocinato dalla Città di Napoli. 

Study Room nasce dall’idea di Diana Capuano ed è pensato soprattutto per venire incontro alle esigenze degli studenti universitari allea prese con gli esami. Ma con la pandemia e la necessità di trovare spazi dove poter lavorare che non siano a casa, il silenzio e la riservatezza delle aule di Study Room sono un’ottima risorsa. 

Study Room è sempre aperta e conta 500 postazioni, wi-fi, aree ristoro e tanti altri servizi che potrete trovare sulla nostra mappa dei presidi: Study Room è infatti parte della Rete della SW eCard! 

Da poco inoltre è nata una seconda sede, nella zona di ArcoFelice, Pozzuoli: un’area all’aperto, perfetta per lavorare e studiare durante l’estate. Secondo lo studio di un’Università Californiana, studiare all’aria aperta aumenta la concentrazione del 60%: la location immersa nell’oasi naturalistica di Montenuovo ha favorito la diminuzione dello stress durante la sessione estiva di esami. 

Scopri di più su questa innovativa realtà del Sud sul sito di Study Room

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il 29 Dicembre 2021

Senza Problemi – Doposcuola & Coworking è uno spazio aperto a ottobre 2020 dopo uno scambio di chiacchiere avvenuto “casualmente” all’incrocio di una strada a Palermo nell’aprile dello stesso anno, reduci dalla pandemia e dal primo famoso lockdown.

La pandemia è stata per questi ragazzi una chiamata cui hanno voluto rispondere a gran voce: l’occasione per ritornare in quel Sud che avevano lasciato con la promessa di arricchirlo. 

I colori, i suoni e gli odori di Palermo sono ciò che li spinge a credere che se ognuno facesse qualcosa per migliorare questa realtà, non ci sarebbe bisogno di scappare lontano da affetti o dalle bellezze delle nostre città. 

Senza Problemi è uno spazio ibrido: coworking la mattina mentre il pomeriggio è dedicato alla formazione post scolastica. 

È uno spazio piccolo, intimo e accogliente, che fa parte della rete della SWeCard: scoprite come ottenerla sul nostro sito. 

Per scoprire di più su Senza Problemi, visitate il loro sito: lo trovate al link in bio o nelle storie. 

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il 14 Dicembre 2021

Il Vice Presidente esecutivo e Project Manager di South Working® Mario Mirabile parteciperà il 15 dicembre al Seminario “Ambiente, Sostenibilità, Natura, Transizioni”, organizzato dal Centro di Documentazione Europea e dell’Università degli Studi di Salerno, in collaborazione con il Centro Bibliotecario di Ateneo e l’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili OCPG del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno.

Il Seminario si svolge nell’ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa, che pone al centro la sostenibilità dei nuovi modelli economici e lavorativi, in armonia con la responsabilità ambientale.

South Working® propone, come sapete, un modello di lavoro agile che ha effetti benefici non solo sul singolo lavoratore, ma sulla comunità e sul territorio. Per questo sarà un’occasione importante potersi confrontare su temi fondamentali per il futuro dell’Italia e dell’Europa con altre istituzioni, enti e reti sociali impegnate su queste priorità.

Ad introdurre i lavori saranno Vincenzo Loia, Magnifico Rettore dell’Università di Salerno, Pina Picierno, Deputata del Parlamento europeo, Massimo Pronio, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Maria Rosaria Califano, Direttrice del Centro Bibliotecario di Ateneo, Virgilio D’Antonio, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

Al tavolo parteciperanno inoltre Stefania Leone, Direttrice dell’Osservatorio Giovani OCPG del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università di Salerno, Giampiero Mazzocchi, Ricercatore CREA, Centro di ricerca Alimenti e nutrizione, Antonio De Feo, Coordinatore Sostenibilità Ambientale ORGR – Osservatorio Regionale sulla Gestione dei Rifiuti Campania, Francesco Saverio Quatrano, Presidente ONG Nous, Maria Senatore, Responsabile Centro Documentazione Europea UNISA.

L’evento è a partecipazione libera e si può accedere cliccando qui:

Pubblicato
il 13 Dicembre 2021

Il Coworking ‘Artefacendo’ con le sue 8 postazioni in poco più di 50 mq è probabilmente il coworking più piccolo del mondo.

Nato all’interno dei Laboratori Urbani Artefacendo di San Giovanni Rotondo (FG) nel 2019, il coworking organizza durante tutto l’anno momenti di formazione attraverso workshop, masterclass e seminari nonché talk e barcamp per tenere sempre alta l’attenzione sui temi della digital transformation, della startup e della cultura d’impresa. Artefacendo è aperto 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

Per chi utilizza lo spazio il primo giorno è completamente gratuito, dopodiché se il lavoratore è soddisfatto gli verranno affidate le chiavi della struttura, con possibilità di accesso in qualsiasi momento del giorno e della notte. La fruibilità “all day and night” dello spazio è resa possibile grazie ad un avanzatissimo sistema d’accesso: la fiducia!

Il Coworking Artefacendo vuole essere un presidio di innovazione sociale, culturale e imprenditoriale per offrire accoglienza a chi viene da fuori, essere un punto di partenza per chi resta e essere un punto d’incontro per tutti, nel quale confrontarsi, contaminarsi, crescere insieme.

Pubblicato
il 9 Dicembre 2021

Il lavoro agile non è sempre una scelta semplice o possibile: bisogna fare i conti con diverse difficoltà, ma la volontà di aver conosciuto i vantaggi e il benessere del poter lavorare da dove si desidera hanno spinto molti a cambiare vita o a cercare di farlo. 

È il caso di Fabrizio e Ivana, originari di Procida. Fabrizio, 33 anni, ha vissuto nella sua città fino ai 20 anni per poi trasferirsi, come fanno in tanti, a Roma per frequentare l’università di scienze della comunicazione, facendo enormi sacrifici, economici e affettivi.

Dopo l’università ha iniziato a lavorare in una startup, e da 2 anni è entrato in un’importante azienda italiana di servizi finanziari. Ma il suo cuore è sempre rimasto a Procida, sia durante il periodo universitario che lavorativo. Quando poteva tornava sulla sua isola, dove aveva lasciato amicizie e affetti. 

Ivana, 26 anni, ha raggiunto Fabrizio per frequentare un corso di laurea specialistica a Roma, che porta a termine con successo con una tesi di laurea da 110 e lode proprio sul South Working. Stanno insieme da 3 anni ed è in quel momento che scoppia la pandemia da Covid-19.

Fabrizio e Ivana decidono di tornare a Procida e lì rimangono, finché Ivana non trova un lavoro a Roma che richiede la presenza.  Si trasferiscono di nuovo nella Capitale, anche perché sembra che anche l’azienda di Fabrizio stia per richiamare tutti i lavoratori in presenza. 

Sembra una fine triste per questa storia, ma l’anno vissuto a Procida per Fabrizio e Ivana è stato un modo per godersi e ritrovare gli affetti, oltre che – ovviamente – il mare meraviglioso della loro isola in un modo che non pensavano più possibile. Nonostante abbia lavorato bene durante il lockdown, sia in termini di risultati che di benessere dei dipendenti, l’azienda di Fabrizio non sembra credere nel lavoro agile. L’azienda di Ivana invece sta sperimentando una modalità di lavoro ibrida. 

Come tante storie, quella di Fabrizio e Ivana è ancora in corso: noi speriamo che riescano a coronare il loro sogno di tornare stabilmente a Procida e che le loro aziende possano rendersi conto dei vantaggi del lavoro agile.  South Working® può fare molto in questo senso, dialogano con le aziende e diffondendo il più possibile la cultura del lavoro agile.

Pubblicato
il 1 Dicembre 2021

I Comuni di Mirto (ME),  Biccari (FG) e Linguaglossa (CT) hanno sottoscritto tramite delibera rispettivamente in data 8 ottobre 2021, 8 novembre 2021 e 23 novembre 2021 un protocollo d’intesa con l’Associazione ‘South Working® – Lavorare dal Sud’, nata nel marzo 2020 con l’obiettivo di favorire il ritorno di lavoratori agili altamente qualificati nelle aree marginalizzate del Paese con particolare attenzione al Sud Italia al fine di combattere lo spopolamento rendendo i suddetti territori un polo attrattivo per giovani lavoratori e lavoratrici italiani e internazionali che possano contribuire allo sviluppo e alla crescita dei territori. 

Si allarga così la Rete dei soggetti che hanno sottoscritto con l’Associazione il protocollo d’intesa, uno strumento operativo con cui partner istituzionali come Comuni, Enti, reti di comuni ecc… si impegnano a favorire il ritorno dei lavoratori agili sui loro territori.

South Working® collabora già con oltre 50 realtà su tutto il territorio nazionale dalle quali è possibile lavorare in maniera condivisa. 

“Siamo più che soddisfatti che l’esperienza di South Working® sia condivisa da sempre più Comuni” ha dichiarato il Vice Presidente Esecutivo e Project Manager di South Working® Mario Mirabile, che ha aggiunto: “Questo è un passo fondamentale per la diffusione di una cultura di un modello di lavoro veramente agile e sostenibile per lavoratori e territori”. 

La Presidente di South Working® Elena Militello, ha commentato: “Siamo felici che i Comuni di Biccari, Mirto e Linguaglossa si siano uniti alla nostra già ampia rete di Comuni del Sud Italia che hanno firmato un protocollo d’intesa, uniti dall’obiettivo comune di incentivare il lavoro agile dalle aree interne e dai borghi italiani. Confidiamo che le esperienze di lavoro agile possano moltiplicarsi rendendo chiari a sempre più comuni quali sono i reali vantaggi di un modello lavorativo più sostenibile”.

Pubblicato
il 27 Luglio 2021

La Presidente di South Working® – Lavorare dal Sud, Elena Militello, e il Vice-Presidente esecutivo, Mario Mirabile, hanno incontrato oggi a Roma il Ministro della Cultura Dario Franceschini, per presentare il progetto dell’Associazione South Working®, nato nel marzo 2020 e in collaborazione con Fondazione Con il Sud. Il progetto risponde alla sempre crescente domanda di lavoro agile da parte dei lavoratori, molti dei quali rientrati nei territori di origine durante la pandemia. 

“Il progetto di South Working® – ha dichiarato la Presidente Militello – si interseca naturalmente con le competenze del Ministero della Cultura, nell’ottica di una valorizzazione dinamica del nostro immenso patrimonio culturale e storico-monumentale. I nostri sforzi come associazione si concentrano anche sull’immaginare i luoghi della cultura, come musei e biblioteche, in sinergia con le esigenze dei lavoratori agili e delle comunità locali”. 

“Esempi virtuosi di queste attività – ha aggiunto il Vice-Presidente Mirabile – sono numerosi sul territorio madonita, da Castelbuono a Isnello e Petralia Sottana, come in tanti altri territori in giro per l’Italia con cui abbiamo dato vita a una rete tra gli spazi per un circuito di welfare per permettere ai South Worker di accedervi. Luoghi come musei e biblioteche possono diventare presidi di comunità, ossia anche spazi da cui lavorare in modo condiviso, dove i lavoratori agili possono svolgere la loro attività insieme alle comunità locali, scambiando competenze e idee con altri lavoratori e sfuggendo all’isolamento del lavoro da casa”. 

Un altro nodo affrontato nel corso dell’incontro è la centralità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza all’interno del quadro cultura e smart working, nell’ottica di superare il paradigma del turismo ‘mordi e fuggi’ e stagionale.

“L’obiettivo di South Working®” hanno infatti concluso Militello e Mirabile nel colloquio con il Ministro, “è incentivare il ritorno al Sud di capitale umano, in modo da stimolare l’implementazione di infrastrutture adeguate per poter lavorare agilmente anche da questi territori. Un’azione che fa bene anche all’immenso patrimonio storico-monumentale italiano, tramite la rivalutazione di spazi che possono diventare presidi di comunità importanti per i territori”.

Pubblicato
il 21 Luglio 2021

È attivo da oggi, sul sito di South Working® – Lavorare dal Sud, un nuovo servizio innovativo di welfare diffuso su tutto il territorio nazionale: la South Working® eCard, uno strumento ottenibile dai lavoratori e dalle lavoratrici mediante una donazione i cui proventi saranno destinati esclusivamente all’autofinanziamento delle attività e i progetti di sviluppo locale e sostenibile di South Working®. 

L’Associazione South Working® promuove il lavoro da spazi coworking, biblioteche, impact hub, che entrano a far parte di un circuito virtuoso di welfare basato sulla possibilità di lavorare a prezzi accessibili da questi luoghi, dando ai «south worker» che la riceveranno il diritto di ottenere fino al 20% di sconto sui servizi offerti dai suddetti spazi, fondamentali per lo scambio di idee, competenze e dialogo tra dipendenti di aziende che lavorano da remoto, liberi professionisti e comunità locali. Come ha dichiarato Mario Mirabile, co-fondatore e vicepresidente esecutivo di South Working®, “si apre una nuova fase per un vero lavoro agile dal Sud e dalle aree interne del Paese. I lavoratori e le aziende avranno la possibilità di incrementare la loro produttività, ridurre i costi, migliorare la socialità e lo scambio di idee, evitando l’isolamento.”

Con la South Working® eCard l’associazione intende anche diffondere la cultura aziendale dello smart working, offrendo alle aziende e ai loro dipendenti una soluzione di welfare innovativo, sia rispetto all’ufficio tradizionale, sia al lavoro da casa, in modo da evitare il cosiddetto “effetto grotta”. 

Dagli spazi per il lavoro condiviso, o «presidi di comunità», i lavoratori potranno interagire e socializzare, aumentando la produttività e impegnandosi per il territorio e le comunità presso le quali decidono di andare a vivere. 

Nel corso del suo primo anno e mezzo di attività, South Working® ha mappato 230 spazi per il lavoro condiviso. Trentacinque di queste realtà hanno deciso di aderire a una sperimentazione aperta per un welfare nazionale innovativo per venire incontro ai bisogni dei south worker. Gli spazi coinvolti sono: Beehive – Valore Sud, Casa di BelMondo, Casa Netural, Centro Culturale A.Pane, Chiesa e Chiostro di San Francesco, Co Co Co Collaborare Cooperare Condividere, Coworking Artefacendo, Coworking Palermo Empower, Cre.Zi. Plus, CuoWorking, Ex Collegio di Maria, Fg Business e Meeting Center, Home 4 Creativity / CoCreating, Impact Hub Siracusa, Inflazione Caotica Coworking, Islhub, Isola Catania, LezCo, Make Hub, Museo Civico di Castelbuono, MyRoom – il tuo spazio libero, Opera Lab coworking, Orto urbano makerspace, Palazzo Pucci, SECI CAMPUS IMPRESA, Senza Problemi – Doposcuola & Coworking, Snodo Hub, Sophia coworking, Spazio 47, Spazio Comunale – Tortorella, Spazio DARUMA, Study Room, Talent Garden Cosenza, Treballu Rural Community Hub, Beetcommunity.

Dallo scoppio della pandemia, il lavoro agile dal Sud per aziende del Centro-Nord è un fenomeno che riguarda almeno 100.000 lavoratori e lavoratrici in Italia, secondo le stime effettuate da SVIMEZ nel 2020. Una cifra in continua crescita, considerando anche gli ultimi studi effettuati dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano che prevede che i 5 milioni di lavoratori da remoto saranno confermati anche nel post pandemia.

Lavorare dal Sud e dalle aree interne del Paese è un’occasione di rilancio per questi territori e presenta innegabili vantaggi per i lavoratori, che si misurano in una maggiore produttività, maggiore motivazione e un incremento della creatività derivata dall’incontro e dallo scambio di competenze con altri south worker. 

La South Working® eCard è disponibile in formato digitale ed è scaricabile qui.

La mappa degli spazi è consultabile a questa pagina.

South Working® è in collaborazione con Fondazione Con il Sud.

Pubblicato
il 26 Giugno 2020

di Jaime D’Alessandro

Elena Militello, ricercatrice dell’Università del Lussemburgo, si occupa di procedura penale comparata. Ha 27 anni, è di Palermo. La sua città natale l’ha lasciata nel 2010 per andare a Milano a studiare alla Bocconi. Poi…

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